Deontologia della barbarie

Pralinato alle nocciole


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Guardatelo con attenzione, sarà l’ultima volta che lo troverete invitante.

Non ho mai avuto problemi nel cacare. Le pareti del mio sfintere, sempre ben lubrificate, sarebbero l’invidia di qualsiasi attore porno gay passivo.

(e non di rado ho riflettuto riguardo il tentare quella strada, in fondo, prenderlo in culo per sbarcare il lunario non è quello che definiremmo “essere un membro produttivo della società”?).

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e senza ombra di dubbio questo sarebbe il mio nome d’arte.

Negli ultimi tempi, invece, mio malgrado, ho imparato cosa sia la stitichezza.

Cazzarola.

Scoprire a quasi 30 anni cosa voglia dire dover spingere un siluro marrone duro e spigoloso come un ramo di palissandro attraverso quel dannato buchino che, per l’occasione è secco e rattrappito, è davvero un’esperienza traumatica,

quasi quanto scoprire che la tua ragazza crede nelle proprietà dell’acqua diamante.

oppure, mentre lei è in bagno, dare un’occhiata a una scatola un po’ nascosta, nella speranza di trovarci creme fungicide e lubrificanti non vegetali,

OH SI! Continua a leggermi, non ti fermare!

Nell’affresco sono una delle figure di sfondo.
Talvolta scrivo stronzate. Le altre volte non scrivo affatto.
Nel tempo libero faccio la napoletana a coppe nei tornei di tressette.
ll resto del tempo sono un Dostoevskij turbosexy dai capezzoli roventi.
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Esizialesimo

Konichiwa


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Sapori industriali per malesseri umani.

Sapori industriali per malesseri umani.

Il tanfo di ammoniaca del pavimento appena lavato mi ricordava l’odore di piscio di certi vicoli d’estate, la puzza di sigarette gli anni ’90, quando in quei posti ci si poteva ancora fumare.

Questo bar è rimasto uguale. Uno specchio della Peroni, di quelli da boom economico, sorge e si impone alle spalle del barista, confondendo la prospettiva e la profondità quel tanto che basta a scongiurarmi un attacco d’ansia:

di solito questi buchi, affollati di vecchi che fumano e giocano a tressette, distogliendo l’attenzione unicamente per palpare il culo alle cameriere moldave, hanno questo spiacevole effetto collaterale su di me…sarà l’assenza di spazio, l’assenza di ossigeno, l’assenza di speranza.

Vengo qui perché in fondo torturarmi mi piace, di domenica: coltivare la propria angoscia come una delicata orchidea, innaffiarla di pessima birra, accudirla al sole dell’assenza di prospettive.

Senza velleità artistiche, dio o chi per lui ce ne scampi. Puro masochismo, pestato a morte dalla noia, incapace di reagire. Tutto si modella al vuoto della propria anima. Ho chiamato Rigurgito e gli ho chiesto di vederci qui. Nella gola muchi acri e catramosi. Nello stomaco puro fuoco. Cherosene. Un callo purulento sul polso. Lei se n’è andata, o meglio, alla fine, ha trovato il coraggio di ammettere che, per quel che le riguardava, era tutto finito.

Guardo il barista, mi stappa una Peroni senza nemmeno chiedere. Significa che vengo qui troppo spesso. Primo sorso e conseguenti brividi lungo la schiena. Mi guardo intorno. Incrocio lo sguardo con la moldava, mi sorride. E’ nuova. Chissà l’altra dov’è finita. Sollevo il bicchiere per brindare alla sua salute, con una smorfia che potrebbe rappresentare alla buona un sorriso. Non le piace. Distoglie lo sguardo. Abbasso gli occhi e sghignazzo.

Lei mi ha lasciato perché aveva bisogno di spazio. Spero ne trovi a sufficienza.

Qui dentro non ce n’è.

Guardo fuori dalla finestra, il buio del deserto domenicale.

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“Uscir nella brughiera la mattina dove non si vede a un passo, e jastemare la maronna”.

Un solo lampione, tre metri d’asfalto e subito dopo aperta campagna che si perde nell’oscurità.

Tanto spazio, peccato non si veda cosa ci sia dentro.

Un po’ come dentro di me, penso.

E penso anche che, se avessi quindici anni, questa cazzata me la scriverei sul diario, o sul mio blog di splinder e, probabilmente, mi farebbe vedere più fica fessa di un bidet.

Un colpo di tosse che vorrebbe essere una risata.

Stronzate.

OH SI! Continua a leggermi, non ti fermare!

Nell’affresco sono una delle figure di sfondo.
Talvolta scrivo stronzate. Le altre volte non scrivo affatto.
Nel tempo libero faccio la napoletana a coppe nei tornei di tressette.
ll resto del tempo sono un Dostoevskij turbosexy dai capezzoli roventi.
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Umani Casi

Giochi di Disagio e Prestigio


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Giochi di Disagio

C’era una volta, tanto tempo fa, che a largo San Giovanni Maggiore incontrai un tipo ragguardevolmente cumbinato, il quale decise di parlarmi della sua visione del mondo, ma solo dopo avermi chiesto una sigaretta per sette volte in pochi minuti, nonostante avessi sempre risposto, coerentemente e mantenendo il punto con fermezza:

«No, non ce l’ho, non fumo fratè.»

Forse sono limitato io, infondo “7” è il numero della perfezione e nella smorfia è “Il vaso di creta”, potrebbe essere stata tutta una metafora del ragno nero che fa il burattinaio con le nostre vite da dietro le tende,  per farmi capire PERFETTAMENTE quanto cazzo stava CREPATO il tizio.

(Non ci vuole talento per fare giochi di parole di merda, come non ce ne vuole per pisciare. Discorso diverso è pisciare dentro il VASO [Questo è un doppio gioco di parole annidate, che però, nemmeno fa ridere].)

Probabilmente, no.

In tutti modi, non ho ancora capito bene il perché fatti del genere succedano così spesso, ma comincio a nutrire il sospetto che i miei amici, approfittando del mio daltonismo, mi abbiano tatuato su tutta la lunghezza della faccia, con un colore che non riesco a distinguere da quello della mia pelle, la scritta “Consultorio-Sert”.

Il mio nuovo amico, dopo avermi chiesto, per delicatezza, di dove fossi ed aver saziato la sua curiosità chiedendomi pure, visto che ero di Caserta, che cazzo ci stavo a fare là, cominciò la sua lezione di geografia sociale.

(La tentazione di rispondergli “Eh, se non vengo ogni tanto poi a mammeta chi se la sente…” fu fortissima, ma resistetti stoicamente.)

Riassumendo, fece sublimare circa ventisette minuti della sua vita (e verosimilmente della mia) per dirmi che lui era furbo, perché era di Napoli®, ma no di Napoli come dicono quelli di fuori Napoli®, tipo Casoria, Barra (parole sue, io massimo rispetto per Barra!) o Afragola, che per carità, so bravi uagliuni, ma non sono di Napoli®, non hanno proprio la mentalità del VERO NAPOLETANO®, non è colpa loro se non sono come quelli dei quartieri, che essendo proprio di Napoli Napoli®, hanno tutti un altro tipo di furbizia che noi provinciali non possiamo nemmeno approssimarci ad immaginare.

Lui per esempio, tanto per fare solo UNO dei tanti possibili esempi, teneva un modo per non farsi sgamare la rrobba in macchina dai guardi che non lo potevano mai sgamare, proprio impossibbbile uagliò, era inacchiappabbbile ed era inutile che ci pensavo, perché non ci potevo proprio arrivare proprio, non era colpa mia, è che non ero dei quartieri, mi mancava proprio l’osso,  capito come?

Però non me lo poteva dire.
Certe cose sono come i trucchi dei prestigiatori, non si svelano né agli spettatori né a potenziali concorrenti.

Però veramente proprio cioè, me lo dovevo levare dalla testa che lo acchiappavano. Sicuro.

MEACREREREFRA’®.

Tutto ciò, detto con una tale sicurezza, che effettivamente non sapevo se pensare che quella scatoletta di latta che si sfilava dalla tasca compulsivamente ogni tanto e dalla quale aveva estratto qualche pezzariello di fumo, fosse in realtà veramente un prodigioso dispositivo  da lui inventato, camuffato da anonima scatoletta.

Non so, forse aveva inventato un ammacchiatore di roba quantistico.
Forse, anche se sembrava un bullone spanato a fine corsa, in realtà ero al cospetto di un genio, che a casa c’aveva pure un gatto chiamato Heisenberg, in onore del fisico tedesco, no di Walter White, che Breaking Bad ancora non era uscito.

Il tipo sbarazzino a sinistra è Heisemberg. A destra abbiamo un gatto annoiato, perché ogni volta che laGGente vede un gatto in una scatola, lo scambia per il gatto di Schrödinger e la cosa, alla lunga, caca giusto un poco poco il gatzo.

 

Mi sta fissando! Sicuramente è un malintenzionato! Guarda che faccia che ha!

Mi sta fissando! Adesso è dietro di me! Mi segue! Sicuramente è un malintenzionato! Guarda che faccia che ha!

Sapete com’è, tante volte l’apparenza inganna, pure io non di rado vengo scambiato per uno stupratore seriale, quando in verità nella mia vita ho acchiappato solo multe per divieto di sosta, perché stavo senza biglietto sulla cumana o perché giravo a due sul motorino senza casco, senza mai nemmeno aver mandato la foto del mio cazzo (ma neanche di quello di altri) a qualche ragazza o aver esordito in conversazioni con splendidi messaggi disinteressati quali:

«Lo sai sei proprio carina…»

Eppure a volte suscito emozioni ingiustificate…

OH SI! Continua a leggermi, non ti fermare!

Capace in cucina, passabile in corridoio, imbattibile sul divano.
Accompagnatore indefesso, paziente ascoltatore, oratore discreto e supereroe nella norma.
L’autoironia mi ha reso tripolare ed ora non distinguo più la realtà dalla realtà dalla realtà.
̶A̶h̶,̶ ̶h̶o̶ ̶i̶ ̶c̶a̶p̶e̶l̶l̶i̶ ̶c̶h̶e̶ ̶p̶i̶a̶c̶c̶i̶o̶n̶o̶.
Faccio il disadattato part-time, ma nel tempo libero mi dedico al volontariato e cerco di aiutare la mia depressione.
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Deontologia della barbarie

Nato sotto il segno del Gabbiano.


Tempo di lettura: 9 minuti

* Non troverete bestemmie o offese al papa, mi dispiace per chi ci teneva, ma dovrò pure sorprendervi con colpi di scena ed effetti speciali, no? Forse riesco anche a non dire maleparole *

«Gli occhi non mentono mai»

«Gli occhi non mentono mai»

Domani, Sabato 21 Marzo, Sir Francis Jorge Mario da Silva Bergoglio, il Papa buono e caro ma però se m’incazzo, quello che potrei continuare su questa linea citando decine di definizioni ma non lo faccio (e le più belle resterebbero comunque quelle dei Paguri su Don Zauker), insomma lui, verrà in visita a Napulè.

Non starò a perdermi nelle solite sterili e noiose polemiche sul perché e sul percome, quelle lasciamole ad altri.

Parliamo di cose serie.

Gli hanno fatto un programma semplice, ma efficace:

Arrivo in elicottero a Scampia, messa a piazza del Plebiscito, pranzo a Poggioreale, visita a San Gennaro, caffettino a piazza del Gesù Nuovo, aperitivo con giovani e famiglie sul lungomare e ripartenza entro sera, in modo da cenare a casa.

Plebiscito

Piazza Plebiscito a Napulè.

Visto che è entusiasta di venire a Napoli per le somiglianze con Buenos Aires, mi avrebbe fatto piacere rimanesse per la prima serata, in modo da vedere la vitale comunità di escort e transessuali argentine sul Rettifilo e a via Marina, sentendosi così ancora più a casa.

Però lo capisco, i fedeli da piazza, quelli che vogliono a tutti i costi un pezzo di papa da portare a casa, ti prosciugano le energie. Magari vedrà comunque qualcosa andando via, dal finestrino dell’elicottero, che il sabato attaccano a lavorare prima, in genere.

Credo che toccherà, tediandomi un poco, i soliti argomenti, usando la primavera come metafora di rinascita, augurandosi che questa sia una primavera diversa, di riconciliazione, dedicando un pensiero a tutti quelli che soffrono nel mondo, due parole sulle rondini che tornano al tetto, un aneddoto su Brancaleone San Benedetto da Norcia e, a questo punto, se qualcuno della Acqua Minerale San Benedetto S.p.A  si inserisse con una bella pensata pubblicitaria, secondo me arrevotass’ tuttecose.

Credo (spero) dirà anche qualcosa che non mi tedierà, in fondo non sarebbe la prima volta, una di quelle cose che, pur applaudendo, il 69% dei fedeli in estasi non ascolterà nemmeno, ma che io e circa altri ventisette invece apprezzeremo.

Sia chiaro, non è un mistero che io sia ateo, materialista ed anticlericale  ma, sinceramente, non ce l’ho con il Papa.

Non potrei.

Ho dei problemi con quello che rappresenta (la religione) e con la casta categoria di cui fa parte (il clero), non certo con lui.

Anzi, al netto di qualche caduta di stile (ai miei occhi eh) e di frasi opinabili e già ampiamente strumentalizzate in maniera virale (ma era da mettere in conto in questo social-issimo mondo 2.0 [quando esce la patch 2.1? Si sa niente?]), è un papa che, per completa sublimazione di una parte della politica italiana, si è trovato a dire cose di Sinistra o cose non “di sinistra”, ma ( proprio per questo) condivisibili.

Rendiamoci conto però che non gli si può chiedere di fare da mediano, portiere, arbitro e calzolaio.
Ha dei limiti fisici, magari quando era più giovane… ma adesso no.

Un papa deve fare il papa e deve dire le cose da papa, lui già ha fatto di più, ma è da considerarsi solo un omaggio, un di più una tantum, non facciamo i soliti che so trasuti ‘e sicche e se so miss ‘e chiatt, lasciategli fare le encicliche e le cose sue e, se riuscisse a riformare e rendere un po’ migliore la chiesa cattolica, pure farebbe una cosa buona ed io, ateo e tutt , sarei cuntent.

Certo, dobbiamo essere realistici e non possiamo proprio aspettarci che cominci a farsi gli autogol.

Cioè, se domani Papa Francesco, che già mi fece sbiellare (in senso buono) un po’ per la cosa che lui – anche se sono ricchioni omosessuali – nun è nisciuno per poter giudicare chi si ama , bello e buono piglia e dice Si! all’aborto, Si! alle suore che vogliono celebrare messa, Si! alla rinuncia all’8X1000, No! agli obiettori di coscienza e allucca pure  “Forza Salieeern!”  io…  io…

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Come “Forza Saliern”? Ma hai capito addò stai?!?

OH SI! Continua a leggermi, non ti fermare!

Capace in cucina, passabile in corridoio, imbattibile sul divano.
Accompagnatore indefesso, paziente ascoltatore, oratore discreto e supereroe nella norma.
L’autoironia mi ha reso tripolare ed ora non distinguo più la realtà dalla realtà dalla realtà.
̶A̶h̶,̶ ̶h̶o̶ ̶i̶ ̶c̶a̶p̶e̶l̶l̶i̶ ̶c̶h̶e̶ ̶p̶i̶a̶c̶c̶i̶o̶n̶o̶.
Faccio il disadattato part-time, ma nel tempo libero mi dedico al volontariato e cerco di aiutare la mia depressione.
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Deontologia della barbarie

TRE semplici regole di comportamento urbano che solo un VERO NAPOLETANO® conosce e rispetta.


Tempo di lettura: 3 minuti

Una Napoli senza mare non s'è mai vista. Ma è bella uguale.

Una Napoli senza mare non s’è mai vista. Ma è bella uguale.

1. Nelle principali arterie pedonali assicuratevi di camminare il più lentamente possibile e in maniera tale da occupare più spazio perpendicolarmente alla vostra direzione.

Durante la tua passeggiata su Corso Umberto o su Via Roma, è importante rallentare il proprio passo il più possibile, perché c’è la possibilità di venire fermati da un simpatico venditore di calzini, accendini, mendicante semplice, associazioni no-profit, associazioni per la donazione del sangue, e sarebbe estremamente scortese non ascoltare ciò che hanno da dire queste persone e beneficiare delle loro inimitabili e sempre nuove battute (anche a rate, capo!). Inoltre se camminate troppo veloci potreste perdere l’occasione di vedere nella vetrina di un negozio quella maglietta “Stasera faccio la brava” o quel pantalone ultra-stretch che vi renderà unici e inimitabili (80’000 esemplari venduti solo nel centro storico). Non dimenticate di occupare il più possibile il marciapiede in maniera orizzontale, però, perché vi sta a cuore anche la salute di chi va di fretta e cerca di sorpassarvi: per l’eccessiva velocità potrebbe procurarsi uno strappo muscolare, o peggio! Un’ultima raccomandazione, fermatevi all’improvviso davanti a una vetrina, farvi sbattere addosso da degli sconosciuti è un ottimo modo per fare nuove conoscenze!

Mi raccomando, PIANO.

Mi raccomando, PIANO.

2. Se per qualche motivo dovete fermarvi a fare qualcosa, assicuratevi di fermarvi nelle strettoie o in cima alle scale.

OH SI! Continua a leggermi, non ti fermare!

Nell’affresco sono una delle figure di sfondo.
Talvolta scrivo stronzate. Le altre volte non scrivo affatto.
Nel tempo libero faccio la napoletana a coppe nei tornei di tressette.
ll resto del tempo sono un Dostoevskij turbosexy dai capezzoli roventi.
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Crasi VostrEH

Captatio Benevolentiae con ing0i0.


Tempo di lettura: 3 minuti

Vi starete chiedendo: «Ma che cazzo è ‘sta pagina e perché ce l’ho tra i “Mi piace”???»

La verità è che vi abbiamo hackerato l’account, ma vi poteva andare peggio, potevamo essere l’isis o dei mortidifica che vi avrebbero messo foto di cazzi mosci in profilo p’ tutt part (ciao William!)

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Ciao, William.

 La verità vera – oiveramenteperò™ – invece è che la pagina è stata rinominata, così, come l’araba fenice dopo La Sbronza Di Merda, dalla ceneri degli avi e dei padri e di nonnema è nato un caffè veramente brutto. Brutto assai e che porta merdasprùzzo.

Abbiamo buttato tuttecose e abbiamo fatto un blog.

Accussì, bellebbuon.

Che tanto merli, piccioni, gabbiani, cuorvi, passeri e gufi ne abbiamo visti assai, ma fenici mai.

 

OH SI! Continua a leggermi, non ti fermare!

Due con la forza di uno.
Uno con la forza di niente.
Tre palle e due mezze seghe dovrebbero bastare per ottenere una granda pugnetta, forse.
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