Deontologia della barbarie

Nato sotto il segno del Gabbiano.


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* Non troverete bestemmie o offese al papa, mi dispiace per chi ci teneva, ma dovrò pure sorprendervi con colpi di scena ed effetti speciali, no? Forse riesco anche a non dire maleparole *

«Gli occhi non mentono mai»

«Gli occhi non mentono mai»

Domani, Sabato 21 Marzo, Sir Francis Jorge Mario da Silva Bergoglio, il Papa buono e caro ma però se m’incazzo, quello che potrei continuare su questa linea citando decine di definizioni ma non lo faccio (e le più belle resterebbero comunque quelle dei Paguri su Don Zauker), insomma lui, verrà in visita a Napulè.

Non starò a perdermi nelle solite sterili e noiose polemiche sul perché e sul percome, quelle lasciamole ad altri.

Parliamo di cose serie.

Gli hanno fatto un programma semplice, ma efficace:

Arrivo in elicottero a Scampia, messa a piazza del Plebiscito, pranzo a Poggioreale, visita a San Gennaro, caffettino a piazza del Gesù Nuovo, aperitivo con giovani e famiglie sul lungomare e ripartenza entro sera, in modo da cenare a casa.

Plebiscito

Piazza Plebiscito a Napulè.

Visto che è entusiasta di venire a Napoli per le somiglianze con Buenos Aires, mi avrebbe fatto piacere rimanesse per la prima serata, in modo da vedere la vitale comunità di escort e transessuali argentine sul Rettifilo e a via Marina, sentendosi così ancora più a casa.

Però lo capisco, i fedeli da piazza, quelli che vogliono a tutti i costi un pezzo di papa da portare a casa, ti prosciugano le energie. Magari vedrà comunque qualcosa andando via, dal finestrino dell’elicottero, che il sabato attaccano a lavorare prima, in genere.

Credo che toccherà, tediandomi un poco, i soliti argomenti, usando la primavera come metafora di rinascita, augurandosi che questa sia una primavera diversa, di riconciliazione, dedicando un pensiero a tutti quelli che soffrono nel mondo, due parole sulle rondini che tornano al tetto, un aneddoto su Brancaleone San Benedetto da Norcia e, a questo punto, se qualcuno della Acqua Minerale San Benedetto S.p.A  si inserisse con una bella pensata pubblicitaria, secondo me arrevotass’ tuttecose.

Credo (spero) dirà anche qualcosa che non mi tedierà, in fondo non sarebbe la prima volta, una di quelle cose che, pur applaudendo, il 69% dei fedeli in estasi non ascolterà nemmeno, ma che io e circa altri ventisette invece apprezzeremo.

Sia chiaro, non è un mistero che io sia ateo, materialista ed anticlericale  ma, sinceramente, non ce l’ho con il Papa.

Non potrei.

Ho dei problemi con quello che rappresenta (la religione) e con la casta categoria di cui fa parte (il clero), non certo con lui.

Anzi, al netto di qualche caduta di stile (ai miei occhi eh) e di frasi opinabili e già ampiamente strumentalizzate in maniera virale (ma era da mettere in conto in questo social-issimo mondo 2.0 [quando esce la patch 2.1? Si sa niente?]), è un papa che, per completa sublimazione di una parte della politica italiana, si è trovato a dire cose di Sinistra o cose non “di sinistra”, ma ( proprio per questo) condivisibili.

Rendiamoci conto però che non gli si può chiedere di fare da mediano, portiere, arbitro e calzolaio.
Ha dei limiti fisici, magari quando era più giovane… ma adesso no.

Un papa deve fare il papa e deve dire le cose da papa, lui già ha fatto di più, ma è da considerarsi solo un omaggio, un di più una tantum, non facciamo i soliti che so trasuti ‘e sicche e se so miss ‘e chiatt, lasciategli fare le encicliche e le cose sue e, se riuscisse a riformare e rendere un po’ migliore la chiesa cattolica, pure farebbe una cosa buona ed io, ateo e tutt , sarei cuntent.

Certo, dobbiamo essere realistici e non possiamo proprio aspettarci che cominci a farsi gli autogol.

Cioè, se domani Papa Francesco, che già mi fece sbiellare (in senso buono) un po’ per la cosa che lui – anche se sono ricchioni omosessuali – nun è nisciuno per poter giudicare chi si ama , bello e buono piglia e dice Si! all’aborto, Si! alle suore che vogliono celebrare messa, Si! alla rinuncia all’8X1000, No! agli obiettori di coscienza e allucca pure  “Forza Salieeern!”  io…  io…

star-trek-william-shatner

Come “Forza Saliern”? Ma hai capito addò stai?!?


Io andrò in cucina,

mi preparerò un caffè – zuccherato – e lo sorbirò piano piano sul divano.
Poi mi guarderò intorno, ma lentamente, come nei titoli di coda di La grande bellezza però due volte, mi inietterò con molta calma la dose letale pre-miscelata di eroina salvalavita beghelli da 205 mg + 100 mg acido ascorbico, che tengo sempre pronta sul comodino, e con un sorriso sornione, mi strizzerò il capezzolo dicendo:

«Energia, signor Scott! Mi riporti a bordo!»

Poi mi butterò dal balcone in stile Fosbury cantando Maracaiboma quella remixata da Bob Sinclair, sennò non è abbastanza il cesso.

Perché la mia resilienza (dice che si porta assai e fa fare visualizzazioni con la pala) ha un limite.

Ma religione è anche certezza ed io trovo conforto nel notare come quella cristiana cattolica (mi dimentico che è finita con il Grande Scisma del 1054 d.c) non rinneghi le proprie radici e continui a tenere i propri riti e i propri eventi negli stessi periodi delle antiche ricorrenze pagane.

Stando all’Internet (quindi sono nel giusto), il giorno dell’equinozio di Primavera si festeggia Ēostre, uno degli otto sabbat delle culture pagane (che poi ‘sto giro il 21 è pure veramente sabato) che segnano l’alternarsi delle stagioni.
Per capirci, n’altro è il 31 Ottobre che, prima di essere il giorno di TuttiSanti, si chiamava Samhain e non vi sto a tediare con tutti gli altri, perché sinceramente non me ne fotte niente manco a me.

Ēostre era una festività di rinnovamento, un poco come la Pasqua di Resurrezione (che guarda un po’, in inglese si chiama Easter).
All’epoca come simboli di questa ricorrenza c’erano, tra gli altri,  l’uovo e la lepre che rappresentavano la fecondità, la fertilità e la prolificità (cfr. “scopare come conigli”).
Era anche uso celebrare la primavera, la rinascita e il rinnovamento ciclico della Natura e la Vita tutta, copulando.

Purtroppo oggi la lepre, vista la crescente antropizzazione ed il conseguente costante declino della fauna selvatica, si è arricchionita non poco, diventando un borghese coniglietto pasquale di cioccolato, in carta dorata.

L’uovo invece, da simbolo di fertilità, è diventato un uovo di cioccolato con sorpresa, simbolo di ansia, quando qualcuno lo vuole, ma tu fai finta di dimenticartene.

Anticamente la “sorpresa” era il criaturo, che dopo circa nove mesi dalla festività, nasceva.

Oggi invece – la sorpresa – quando la ricevi tu è una cacata di plastica, quando la devi far ricevere a Lei, di norma sono svariati grammi di metallo prezioso sagomati a forma di pacchianata, racchiusi in uno scioglievole rene guscio di cioccolato dalle sembianze di ditoinculo uovo, confezionato dai maitre chocolatier di Gay-Odin (che non lo so se è anch’esso un richiamo pagano).

Se decidi di non regalarlo, il criaturo, dopo circa nove mesi dalla festività, non si sarà manco avviato a uscire dai testicoli.

A quel punto, l’unico modo per celebrare la cosa sarebbe cominciare a guardarti un altro antico simbolo dell’iconografia cristiana, il pesce, poi il coniglio, poi di nuovo il pesce, infine languidamente di nuovo il coniglio e poi finirebbe in purcaria, col pesce spuorco di cioccolato squagliato, cosa che non va affatto bene, perché sono due gusti, singolarmente delicatissimi, ma che non si armonizzano per niente bene tra loro.

Però almeno il coniglio poi non scassilcazzo piangendo.

Immaginatevi la scena, all’epoca:

In una radura, tra un bosco ed un villaggio,  con una musica tipo questa qua.

La luce dei falò che bruciano, le risate e il chiacchericcio di fondo, l’odore del fieno, i balli a piedi scalzi sull’erba o sulla terra bagnata. Birra ed idromele artigianali. Stufati e Zuppe di Cereali. Forse cinghiale. A volte cervo.
Amore, sesso, chiavamiento, passione, scopate, riproduzione, cosacce.
Chiamatele come più vi mette a vostro agio, ma sempre di quello stiam parliamo, di unioni, tra sconosciuti e non.
No metrosessuali, No fiche di legno, No scie di profumo che fanno strizzare gli occhi ai gatti da 2 metri di distanza. No Zara.
Barbe e Trecce.
Muscoli e Dèi.
(Lo so, è n’album dei Marta sui Tubi, però mi pareva fico)

Per carità, aspettativa di vita media sui 48 anni, niente antibiotici, qualche stupro, saccheggi, denti cariati e discreto cattivo odore, però la scena ha comunque un certo fascino, dovete ammetterlo.

Situazione analoga, oggi:

La Musica di fondo non ve la propongo proprio, immaginatevela da soli.

bambole

Ciao, sei proprio Karino!

 

Anni di studi posturali, fitness estremo, giorni a prepararsi l’outfit perfetto, cosmesi ipertrofica oltre i limiti del grottesco,  amuchina sempre in tasca fino al venerdì e poi serata a ballare, con bevande ghiacciate fluo in mano, in uno stanzone chiuso – scantinato o ex zona industriale – inebriati da una fragranza così composta:

Note di testa:
Acqua di Giò, Coco Noir di Chanel e Black Opium di Yves Saint Laurent.
Note di cuore:
Vomito, Sudore e forse Mestruo (può capitare).
Note di coda:
Fumo di sigaretta, puzza di piedi e tanfo di cesso.

E poi via! A celebrare la primavera con un amplesso nel bagno spisciazzato (se va bene)! Magari in ginocchio, magari sulla tazza, magari manco mi ricorderò checazzomenefotteammeahahahah!

bambole

LeZ Partiii!!!

 

Alternative, adatte ad ogni fascia di clientela:

  • Un’oretta in una C3 al Brin, in maschia competizione con cambio e freno a mano, eccetto per i più birichini a cui può anche piacere l’intromissione.
  • Bussata sul finestrino della panda rossa di Peppe O’ Trans ai Quattro Palazzi. Anche ore pasti.
  • Serata romantica in una camera d’albergo dietro Porta Nolana, il magico luogo dove anche i palazzi ansimano, dopo una certa ora.
  • Consumazione su cofano in una caratteristica traversa di via Foria, tra un chiringuito e la musica di un locale portoricano.
  • Street-sex in un raffinato vicolo a scelta tra piazza Bellini e San Domenico Maggiore, per i palati più delicati disponibili anche quelli gusto urina e per i più timidi invece ci sono tanti portoni di palazzi, che regalano una confortevole privacy e un piacevole senso di intimità.
  • Per i più maturi offriamo simpatici festini con vino fetente che vi faranno volare sulle note dei grandi pezzi di Lorella Cuccarini (intendo i festini che INIZIANO con la Cuccarini) dove avrete concrete possibilità di fare maliziosi incontri che potrebbero concludersi con la trasgressione che solo l’osteoporosi e l’adrenalinica rottura del collo del femore possono garantirvi.

Potrei continuare, potrei parlare di selfie, potrei dover ridefinire il verbo sprofondare per descriverne il degrado, ma il succo è che, non dico che ci abbiamo perso, però, stranamente, se provo a dire che ci abbiamo guadagnato mi si annoda la lingua in bocca e mi si spegne il fuoco nell’anima di chit-

Ma che c’entra questo con il papa?

Niente.

Mi sono distratto.
Può accadere.

Quello che volevo dire fin dall’inizio è che sono preoccupato, perché la situazione internazionale è alquanto tesa.
Lo stesso Santo Padre è preoccupato per il suo mandato, ha la sensazione che possa essere breve.
Io sono certo che siano state prese le migliori precauzioni, ma ho il timore che l’intelligence non abbia considerato bene da dove potrebbe arrivare la vera minaccia.

Ricordiamo tutti come è cominciata.

Gabbiano Fumata

 Ricordiamo anche come è continuata.

Pope: Angelus Prayer

Vi assicuro, giurandovi sulle imperial stout, che i gabbiani a Napulè sono veramente gente di merda. Svettano in cima alla catena alimentare urbana, sono i camorristi del cielo, padroni incontrastati di tutta la munnezza del Golfo. Pure di notte. Uno pensa che i malamente siano i ratti, invece no, quelli sono una specie animale non solo vittima di genocidio tramite armi chimiche – i cumarinici – da parte degli umani, ma anche vessati puramente per sadismo dai gabbiani.

Provate a farci caso.

I ratti, quando vi guardano da dentro le saittelle, prima di provare ad uscire, hanno PAURA.

Immagini tratte da Leggo – Newfotosud – Alessandro Pone

Ma una candida colomba di pace e qualche ratto sono NULLA, i gabbiani sono creature maligne e spietate, capaci di commettere barbarie di ben più elevata entità. A piazza San Domenico li abbiamo più volte visti inseguire, abbattere e dilaniare piccioni, fino a sfondargli la gabbia toracica per pasteggiare con il loro cuore ancora caldo.

Immagine di repertorio.

Immagine di repertorio.

 

Il buon Zeta, fu anche vittima di un evento traumatico, di cui non parla molto volentieri.
Era lì,  tra il sudore e l’odore di muffa, che cercava di addormentarsi, nel suo letto al quartiere Porto, in uno di quei vicoletti dove, nelle pesanti notti estive arriva la sabbia ma non la brezza, quando fu destato da un fortissimo rumore di schianto, proveniente dalla finestra.

Dopodiché silenzio.

Qualche istante dopo, lancinanti urla, quasi umane, lo fecero balzare spaventato  dal letto, per andare a controllare.
Un mefistofelico gabbiano di merda si era schiantato in picchiata, con angolo di 45° e velocità Mach 3 contro l’inferriata della sua finestra.

L’orrenda creatura giaceva, contorta ed oscena, sul basalto del cortile, emettendo lamenti e maledizioni.

Solo la luce del sole poté diradare il terrore, incenerendo l’araldo del caos, ma Zeta non riusci a dormire quella notte e al solo ricordo, la sua anima ancora trema e la sua lingua bestemmia.

Ma forse mi preoccupo inutilmente, forse sono solo troppo paranoico.

In fondo sono solo uccelli, neanche poi tanto brutti…

Massì, probabilmente mi sbaglio.

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Bel Gabbiano  tecchetelaperfezzione

Capace in cucina, passabile in corridoio, imbattibile sul divano.
Accompagnatore indefesso, paziente ascoltatore, oratore discreto e supereroe nella norma.
L’autoironia mi ha reso tripolare ed ora non distinguo più la realtà dalla realtà dalla realtà.
̶A̶h̶,̶ ̶h̶o̶ ̶i̶ ̶c̶a̶p̶e̶l̶l̶i̶ ̶c̶h̶e̶ ̶p̶i̶a̶c̶c̶i̶o̶n̶o̶.
Faccio il disadattato part-time, ma nel tempo libero mi dedico al volontariato e cerco di aiutare la mia depressione.
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