Esizialesimo

DUE D̶e̶p̶r̶e̶s̶s̶i̶o̶n̶i Digressioni Parallele.


Tempo di lettura: 6 minuti

Questa storia può avere molteplici chiavi di lettura.

Essendo limitato il tempo a disposizione di ogni essere vivente, nella propria ed individuale manifestazione del tutto, ed essendo tendente a zero pure la soglia d’attenzione di voi cumpagnielli miei che mi leggete dovreste leggermi,  ne prenderemo in considerazione solamente due.

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Troppo lungo, non lo leggo.

L’evento è di per sé banale: una toccata di capelli al supermercato, mentre mi accingevo ad accattare le mele annurche.

La contestualizzazione che ci offre il nostro microcosmo emotivo però,  può ribaltare le sorti della percezione e darci interpretazioni differenti (e svariate sfumature gradazioni di malepanz).

-> QUESTO <- è l’accompagnamento musicale, nel caso aveste bisogno di più ansia.

L’articolo è di 1300 battute, il brano dura 20 minuti, quindi se riuscite a leggere almeno 65 lettere al minuto, vi basterà per finirlo tutto, però se vi piace il noise/dark jazz/ambient,  è un bel pezzo anche da solo.

Universo Emotivo 2DI-P1K²e

Napoli, fiNe Novembre, il clima Natalizio, straNameNte, aNcora Nicchia e NoN ha aNcora imperversato in ogNi aNgolo o Negozio, forse per la Negativa coNgiuNzione ecoNomica.
(18 “N”, come un esame arrubbato, riuscireste a far meglio in soli due minuti, scrivendo di pugno?)

Ho aperto gli occhi alle 18:47.
Avevo passato la nottata precedente sotto esame di coscienza e giunta la mattina, non ero più in grado di addormentarmi, così, ad un passo dalle lacrime per il nervosismo, avevo tentato di distrarmi immergendomi in una ricerca culinaria, finendo per fare le nove del mattino.

C’è di buono che ho imparato cosa sono e come si cucinano delle pietanze ungheresi.

Goulash, pörkölt, paprikás e tokány: tutti stufati di vari tipi di carne, che partono dalla stessa base ma diventano quattro piatti differenti.

La sacra triade, da sinistra: Tokàny, pörkölt e paprikás.

La sacra triade, da sinistra: Tokàny, Porkolt e Paprikas

Alla fine avevo perso i sensi e mi ero addormentato, con una fame da lupo d’inverno.

Dopo aver fissato per un po’ il soffito, controvoglia mi sono alzato, stranamente senza fame. Ho soddisfatto con rapidità un impellente bisogno fisiologico, bevuto del caffè amaro riscaldato nel microonde e, dopo una lavata di faccia e dei fondamentali, mi sono vestito – male – e sono andato a pagare le bollette e a procacciare del cibo, pagando.

Tutto deliziosamente grigio.

Giunto sul posto – uno splendido supermarket con luci così forti da causare melanomi ma che non permettono di capire bene che cazzo stai comprando, se non c’hai almeno l’antiriflesso sugli occhiali – mentre stavo per indossare il guanto di plastica e prendere dei sacchetti, osservando l’umanità che mi circondava, ho sentito qualcuno tirarmi i capelli.

Grace Zabriskie, la vecchiemmerda vicina di casa in "Inland Empire" di Lynch, nemmeno nella sua posa più disturbante.

Grace Zabriskie, la vecchiemmerda vicina di casa in “Inland Empire” di Lynch, nemmeno nella sua posa più disturbante.

Pensavo fosse un conoscente che volesse salutarmi simpaticamente, quindi, anche se il pensiero a pelle è stato «MO’ CHI CAZZ’È?!?», mi sono girato, più per educazione che per piacere, con una contrazione del volto falsissima che poteva solo ricordare un sorriso, notando con dispiacere che era solo una vecchia del vomero con un ghigno da neoplasia sotto terapia del dolore, incastonato tra due guance rattrappite e stuccate da un muratore svogliato che ha appena finito le birre.

Bullismo pure dalle vecchiedimmerda.

Del vomero.

A questo punto perché non urlarmi:

«RICCCHIOOOOOOOOOOOOO!!! AHAHA!» e poi fuggire via, ghignando.

Sarebbe stato divertente, almeno.

Cos’altro mi resta da sperimentare,

essere violentato analmente da una lesbica nana e focomelica, a cui faccio molto sesso perché mi trova estremamente femminile ed emano un buon odore di fiori, fessa e muschio?

Universo Emotivo Estradiolo-666

Sono sveglio.

Non so di preciso che ora o che giorno sia.
Il periodo dell’anno, quello si.

Aria natalizia.

Si sente provenire dalla strada l’incessante e sincopato ticchettìo del meccanismo consumista, adesso in pieno corso, attuato da uomini ormai logori e vinti dalle convenzioni, dimentichi del vero significato del Natale.

Mi sento esiziale e vetusto come Saviano.

Dalla finestra noto il crepuscolo, il sole è finalmente tramontato, come gli anni migliori.

Mi sento emo.

Mi bussano alla porta.

Non rispondo, resto a letto a rigirarmi, ancora per un po’.

Ho dolore al petto e alle spalle, forse ho dormito in posizioni assurde, avrò fatto qualche sforzo di troppo nei giorni passati.

Tipo grattarmi il collo.

Non importa, voglio restare rannicchiato in posizione antalgica con ancora i tappi nelle orecchie a godermi i suoni ovattati che provengono dagli appartamenti adiacenti,

manco fossi daredevil.

C’è buon umore e tranquillità qui sotto, le lenzuola cambiate la sera precedente ancora profumano, vorrei rimanere in questo ventre di cotone amniotico per sempre, ma non posso.

Dovrei cambiarle più spesso.

Mi sento una mia ex.

Il profumo delle saponette, inserite alla rinfusa tra le lenzuola e tra le asciugamano.

Un vezzo preso dalla madre di un caro amico, una donna che ho conosciuto di persona solo il giorno del suo funerale, ciò nonostante è stata in grado di infondermi un’abitudine, in differita.

È tornato Saviano.

Mi alzo, decido di scendere, ho voglia di patate al cartoccio.

Mi sento una donna incinta.

Avrei anche voglia di uno stufato di cervo, ma non credo troverei gli ingredienti necessari nemmeno se avessi i soldi per pagarli.

Le patate al cartoccio sono buone lo stesso.

Mi sento una donna incinta lasciata dal marito.

Lascio che l’erezione post risveglio si smorzi, appago la mia vescica, mi detergo utilizzando l’olio lavante all’assenzio, così che possa conservare ancora per qualche ora un buon odore ed immaginare di essere a letto.

Mi sento gay.

Trovo anche del caffè ancora caldo in cucina, che deliziosa ed inaspettata sorpresa!

Mi sento più gay.

Che bellooo! Come Sono feliiiceee 😀 !!!

Mi sento una sciacquetta bipolare.

Vado al supermercato, prendo un sacchetto e mentre lo riempio di mele, sento una bella voce in italiano, chiara e scandita, che chiede dei limoni al banco frutta, mi giro incuriosito e mi trovo davanti una ragazza, giovanissima, che indossa una felpa di batman con il cappuccio ancora su e non posso fare a meno di sorridere con piacere.

La felpa era questa. I limoni ci assomigliano. La ragazzina non l’ho trovata uguale, ma tanto sarebbe stata minorenne.

Mentre prendo un altro sacchetto, mi sento toccare piano piano i capelli, mi giro e c’è una vecchia signora che mi dice sorridendo, con la dolcezza di una bimba a cui è stato appena regalato un sacchetto di caramelle:

«Ho toccato perché volevo vedere se erano morbidi!»

«E allora signò? Com’erano?» rispondo io divertito.

«Morbidi, molto morbidi!» mantenendo il sorriso ancora per un po’, mentre si allontana .

Jana Hrabetova, la vecchia del film "Ogni cosa è illuminata", una delle vecchie più belle e dolci che non riesco nemmeno a chiamare vecchiemmerda.

Jana Hrabetova, la vecchia del film “Ogni cosa è illuminata”, così bella e dolce che non riesco nemmeno a chiamarla vecchiemmerda.

Sempre la solita storia.

Il mio fascino miope colpisce ancora.

Sono pieno (oddio… “pieno”…) di ragazzine under 10 che vogliono i capelli come i miei e signore anziane, con ormai meno estrogeni di quelli che produco io da solo con l’aromatasi, il cui ultimo sogno erotico poco lubrificato aveva come protagonista Pertini in un film muto.

Mi sento fico, saccente, sbarazzino e carismatico.

In questo mondo sono segnato, solo passioni proibite e proibitive, mi sarebbe bastato nascere molti anni prima o qualcuno dopo, invece sono bloccato in un presente che non mi vuole, con un passato ed un futuro che mi strizzano l’occhio, ma che sono irraggiungibili ed irreali, per definizione.

Mi sento Woody Allen mentre scarta una bozza molto più omosessuale di “Midnight in Paris”.

Ma c’è un mondo, dove ci sono esseri penta-dimensionali che giocano con i buchi neri, dove il tempo è circolare e ripetitivo, perché dimensione percorribile in più versi, dove l’Amore è una grandezza fisica, dove non ci sono una bambina di otto anni o una vecchia di ottanta a volermi, ma solo due esseri, nonna e nipotina, che possono tranquillamente manifestarsi come due ventitroienni® (cit. Nebo, Bagniproeliator) che vogliono farsi ardentemente fecondare da me, dove non esiste pedofilia, gerontofilia, incestuosità o forza di gravità che possano far abortire le nostre turbinose passioni.

Peccato che quel mondo esista, per il momento, solo nelle parodie porno dei film brutti di Nolan, tipo Interstellar.

Finalmente mi sento un coglione.
Meno male, tutt’appost.

Niente descrizione perché siete stati cattivi.

Niente descrizione perché siete stati cattivi.

Capace in cucina, passabile in corridoio, imbattibile sul divano.
Accompagnatore indefesso, paziente ascoltatore, oratore discreto e supereroe nella norma.
L’autoironia mi ha reso tripolare ed ora non distinguo più la realtà dalla realtà dalla realtà.
̶A̶h̶,̶ ̶h̶o̶ ̶i̶ ̶c̶a̶p̶e̶l̶l̶i̶ ̶c̶h̶e̶ ̶p̶i̶a̶c̶c̶i̶o̶n̶o̶.
Faccio il disadattato part-time, ma nel tempo libero mi dedico al volontariato e cerco di aiutare la mia depressione.
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