Umani Casi

Venditori di cazettini – Parte II


Tempo di lettura: 8 minuti

La prima la trovate QUI.

Previously on Li vuoi quei kiwi

frame1 frame2

 

IL POLICLINICO UNIVERSITARIO FEDERICO 2.

Due anni fa, Primavera.
Uno di quei tipici giorni di Marzo, quando pioviggina come un telefono della doccia ostruito dal calcare, mentre in cielo c’è ancora il sole come… come… niente, non mi viene la similitudine.

Giorno di Marzo

Non così.

Ho detto Policlinico Federico II, quindi siamo a NAPOLI, la città dove quando c’è il sole, tutti sentono l’incessante impellenza di andare sugli scogli a Mergellina, mentre quando piove, tutti si convincono di essere biodegradabili e solubili in acqua e allora prendono l’auto anche per andare a comprare le sigarette, cominciando a suonare il clacson mentre rimangono incastrati nel traffico della tangenziale a Corso Malta (che è punto di snodo stradale fondamentale, anche se ti devi solo alzare dal letto per andare alla toilette).

Traete da soli le conclusioni e immaginate quello che può succedere quando piove e c’è il sole, contemporaneamente.

Mi ero svegliato con una tremenda voglia di kinder bueno e non avendone, decisi di recarmi presso il più vicino centro trasfusionale e barattarne uno in cambio di una sacca del mio sangue.
Stolti.
Non sanno che ogni volta infetto i loro pazienti con il mio pessimismo, quei malati non guariranno mai! E mi pagano anche coi kinder bueno per farlo! AHAHAHA!

Dopo la mia cattiva azione, me ne andai all’edificio 12, per fare quattro chiacchiere e scroccare un caffè al mio specializzando preferito, che chiamerò, traendo spunto da un personaggio di Alice nel Paese delle Meraviglie, con il nome di fantasia “Bianco Paolo”.

Sorbito il caffè nella saletta con gli infermieri e fatte le quattro chiacchiere farcite, come al solito, di sospiri, risate e bestemmie, pensavo non mi rimanesse null’altro da fare che tornarmene affanculo, invece mancava ancora una cosa:

Essere bullizzato dalla caposala, donna di una bellezza d’altri tempi, una Venere così brillante da ridare la vista ai Bocelli, una di quelle che in vita sua non ha mai dovuto prendere in considerazione di puntare sulla simpatia.

*

*

*

*

*

*

Questa Venere.

Willendorf

La caposala però ha gli occhiali, è brutta di faccia ed è un pelo più fuori forma, ma niente che una panciera pressofusa di ghisa non possa contenere, quindi quale simpatia, usando l’ecolocalizzazione come i pipistrelli la schiferebbero pure i ciechi.

 

«Uddio! Tagliate ‘sti capilli! Paolo!!! Io appena l’ho visto girare per il reparto l’ho capito subito che uno accussì doveva per forza essere un amico tuo! Senti, ma sei fidanzato?»

Per un attimo terrore mi colse, poi tornai in me, rendendomi conto che era solo una denigrazione e non una proposta.

«No, dolce e soave parafango che leggiadra favelli, levandoti umile e piacevole al mio cospetto.»

«E chi te se piglia accussì! Manc’ a Maronna te vuless! Nun te move! Prendo le forbici e te li taglio eh! Nun te se po’ vardà!»

Fuggii all’istante, il rischio era troppo alto, nonostante il prepotente desiderio di vomitargli addosso tutta la mia bile.

Scesi le scale rapido come il vento, indossai con la naturalezza frutto dell’esperienza i miei fidati auricolari e incoccai un pezzo di discreta bruttezza nel lettore mp3, questo, che non ho mai capito esattamente come ci è finito…

È una storia poco pratica…uh uh uh
Facile come una favola … ma credimi
Non è così
E il tempo che ci spetta
Finisce qui
A me il sole da fastidio e sai che
Le giornate troppo limpide … mi uccid-

Ad un certo punto, camminando nel parcheggio, noto una sagoma, un po’ sfocata, che mi indica, gesticola e parla.

«Ehi tu! Si, dico a te!»

«Ehi tu! Si, dico a te!»

Mi guardai intorno per vedere se ce l’avesse con altri, purtroppo c’ero solo io, così mi stappai le orecchie dagli auricolari e, sotto una finissima pioggerellina di quelle impalpabili ma che ti infradiciano a tradimento, da buon miope strizzai gli occhi, per recuperare giusto qualche decimo di diottria e cercare di capire chi cazzo fosse.

EGLI, notando il mio spaesamento mi venne gloriosamente incontro, predicando:

«Tu! Proprio tu! Ti ho visto da lontano! Non mi crederai, ma ho sentito anche il rumore.»

«E che rumore hai sentito?» – risposi io divertito.

«Il rumore del battito del tuo cuore! Un cuore buono!»

«E allora hai sbagliato a sentire…»

«Guarda, lo so che a casa tua sarete sicuramente più calzini che persone, sei pieno di calzini, lo so che non ti servono, ma non è per i calzini, no… è per un altro motivo! Molto più importante, vedi, io ho una bambina di 5 mesi…»

Sette minuti e due carriole di “No” dopo…

«Non mi vuoi offrire nemmeno un caffè?»

A questa ennesima domanda non ci fu risposta alcuna, solo vicendevoli sguardi.
Entrambi avevamo capito che non c’era più nulla che potessimo dirci con le parole, ma io avevo meno sangue del solito e lui, da diversi anni ormai, aveva una bambina di 5 mesi a cui badare, non era il caso di vatterci a morte.

Rimisi gli auricolari e ripresi, senza girarmi il mio cammino,
in fondo io non ero Orfeo e lui,  anche se non ne sono del tutto sicuro, non mi pareva Euridice…

-cato a te, non lo so chi sei,

passi sempre qui, non ti fermi mai

dedicato a te, guardo e te ne vai,

dedicato a te, so che torner-

MA COM’È ?!? CHI CE L’HA MESSO ALEX BARONI?!?

Quel giorno presi una decisione importantissima per la mia vita:

la memoria del mio lettore mp3 andava abrasa.

.

.

.

C.N.R. – ISTITUTO DI GENETICA E BIOFISICA

«NOI SIAMO HE-LA! Vieni a giocare con noi? Vieni a giocare con noi, Danny? Per Sempre-Per Sempre-Per Sempre!» «Ma ANCHE NO!»

«NOI SIAMO HE-LA! Vieni a giocare con noi? Vieni a giocare con noi, Danny? Per Sempre-Per Sempre-Per Sempre!»
«MA ANCHE NO!» – Rispose Danny, portandosi una mano ai coglioni.

 

Che giornata di merda.

Sono stanco, ho i crampi alle mani e mi bruciano gli occhi.
Non vedo l’ora di andare a casa.
Se mi fanno prendere un’altra micropipetta in mano giuro su Sandokan che me la pianto nell’uretra.
Voglio una birra e un divano.
Facciamo tre birre.
Le berrò al buio e senza mani, userò una cannuccia, poi comincerò a pronunciare tutti i nomi delle persone che mi stanno sul cazzo ruttand-

«Hey, dolce principe, finisci quel caffè, torna tra noi e controlla le cellule che hai messo in coltura ieri.»

«Ma verament-

«Muoviti! Quando ti dico una cosa, prima la fai, poi mi dici che ti piace farla e solo dopo, se l’hai fatta bene, mi potrai venire a dire cosa ne pensi. Le micropipette sono in autoclave.»

Era Roberta, il mio supervisore, una Sergente Hartman bionda, con le tette e un rassicurante accento marcianisano. Sembra che voglia dipingerla in maniera spregevole, ma in realtà penso sinceramente che sia una bravissima persona.
Non mi ha MAI ferito mettendomi le mani addosso.

La brodaglia che devo controllare, sono delle cellule HeLa sottoposte ai nostri mumbo-jumbo magici. La prima volta che ne sentii parlare, pensai subito all’omonima Dea, Regina della Morte e occasionale nemica di Thor nei fumetti della Marvel.

Hela

Quella con le tette è Hela.

Dopo scoprii che si chiamavano così in onore di Henrietta Lacks, la sfigatissima afroamericana che aveva dato inconsapevolmente un immenso contributo alla scienza, crepando di tumore alla cervice uterina a soli 31 anni, ma solo dopo che le furono asportati dei campioni dello stesso, dai quali riproducono ancora oggi la suddetta linea cellulare, utile per la ricerca, perché ha la trascurabile caratteristica di essere “immortale”.

Da quel momento, proprio come adesso, ogni volta che ci metto le mani,  sono sempre assalito da altre domande:

Se quelle che sto toccando sono cellule della cervice della buon anima di Henrietta Lacks – E cazzo se lo sono! – e lei oggi avrebbe ben 94 anni, in che categoria del porno dovrei classificare la pratica? GILF? O bisogna considerare l’età che aveva quando le è stato fatta la biopsia? Nel caso non esistesse ancora la categoria, come potrei sfruttare economicamente la cosa? Vabbe’, c’è chi mangia merda, chi lecca le maniglie, chi scopa i cani e vuoi che non ci siano feticisti di roba così e qualcuno che li abbia già sfruttati… ohibò, ma che strano, cosa sono queste catenelle di cosi rotoNDEGGIANTI CHE VEDO MA

«NNAGGIA DIO!!!»

«Oh! Ti sembra il modo!? Che cazzo succede?»

«Robè, c’è stata una contaminazione da enterococchi…»

«Ah. Ok. Su tutte le piastre? Controlla se si può salvare qualcosa. Sono cose che succedono.»

Ma come? Non mi fai una merda? Cristo! L’ho fatta così grossa? Dai cazzo, ti prego, dimmi qualcosa, FAMMI UNA MERD-

«Ma che non succeda più, coglione!»

Dio ti ringrazio 🙂 .

«Magari, se ti dai una mossa invece di sorridere come un ebete, torniamo tutti a casa, che oggi è stata una giornata diffi-

«Calzini! Calzini dieci euro!!! Volete calzini? Dieci euro!»

«No… g-grazie.»

Ma veramente ho ringraziato? Ma sarò scemo?!? Ma come è entrato???

«Va bene. Ma io lo so voi che fate qua dentro, voi fate le cose pro aborto! Voi cercate di curare le malattie ma pazziate comm’ i criaturi cu sticcose mmano, ma voi nun l’avit fa! Vi dovete comportare bene, pecché chill o’ Riavl è ‘na cosa, ma si se ‘ncazz o’ Patatern e n’at cosa, pecché quann se ‘ncazz o’ Patetern è peggio ro’ Riavl! V’avit sta accort perché po’ chill mann’ e malatie malament ai familiari vostri, io sopravvivo come una persona onesta, a me m’ piac’ girà cu vint euro a’ sacca, ma a campà onestamente, nun facc niente e male.»

Guardo Roberta, lei guarda me, poi guarda il tipo e parla.

«Vabbè, ciao.»

Il tipo esce, ma io sono ancora interdetto. È successo veramente? Non è che ho solo aspirato i fumi della cappa? Dovrei… dovrei andare a chiamare la guardia, credo… ma ora si è messo a cantare nel corridoio???

«La biondina bellaaa

che non me l’ha voluta dareee

calzini, calzini dieci euro!»

La biondina bella ha appena impugnato una penna blu nella maniera in cui si impugnerebbe un coltello e cammina nervosamente verso la porta, devo fare qualcosa…

«Stai qui, vado a chiamare io la guardia!»

Probabilmente gli ho salvato la vita, non so se è vero che la penna ferisce più della spada, ma dallo sguardo negli occhi della biondina, avrebbe sicuramente ferito. Ah, ecco la guardia, ha già trovato il tizio… avrà seguito le note della canzone…

«Ma comm’ sfaccimm si trasut??? Ià vavattenne, vavattenne accà, te ne devi andare!»

«Ma mo’ mica mi volete arrestare? No pecché io NU STO FACENN’ NIENT!!!»

«No, non ti voglio arrestare…»

«AH! Però nun me l’avit rice accussì PERCHÈ ME FACITE SAGL’ A NERVATURA E PO’ FERNISC CA’ ME VENE N’INFARTO!!!»

Basta.
Io me ne vado a casa.
Devo passare a comprare tre birre e le cannucce.

.

.

.

PICCOLA POSTILLA

Vi starete chiedendo che vita faccia e come mai giro in così tanti posti diversi, collezionando queste esperienze.
Beh, è presto detto! Sono un fuori sede e come tale devo pur cercare di guadagnare qualcosa e se non vado girando, sicuramente tutti questi BELLI accendini non si venderanno mica da soli!

Compratevi n’accendino capo! Verit comm’ so colorati! Funzionano pure eh!
Non fumate? Ma pure se non fumate pigliatevill, sempre vi può servì p’ c’appiccià o’ gas!
Mi dovete aiutare, io a casa tengo famiglia!
Come quale casa se sono fuori sede? Una casa! Una casa così, ipotetica, in generale!
Vabbuò, però se non vi volete comprare gli accendini allora offritemi almeno una cosa a piacere!
Almeno cinquanta centesimi per il biglietto, che Maronn’!
Dai fratè nun fa o’ strunz, se non mi aiuti tu chi mi deve aiutare?
C’AGGIA FA? È MEGL CHE VAC ARRUBBA’ ALLOR?!?

accendini

L’accendino non lo volete, però almeno mettete qualche Mi Piace! Fatelo per mia figlia piccolina, non per me, a me non me ne importa, io mi arrangio. Siete senza cuore sennò!

Capace in cucina, passabile in corridoio, imbattibile sul divano.
Accompagnatore indefesso, paziente ascoltatore, oratore discreto e supereroe nella norma.
L’autoironia mi ha reso tripolare ed ora non distinguo più la realtà dalla realtà dalla realtà.
̶A̶h̶,̶ ̶h̶o̶ ̶i̶ ̶c̶a̶p̶e̶l̶l̶i̶ ̶c̶h̶e̶ ̶p̶i̶a̶c̶c̶i̶o̶n̶o̶.
Faccio il disadattato part-time, ma nel tempo libero mi dedico al volontariato e cerco di aiutare la mia depressione.
Standard