Umani Casi

Venditori di cazettini – Parte I


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Gli ambulanti venditori di calzini,

insieme ai parcheggiatori abusivi sono ormai diventati un topos letterario, prim’ancora che figure professionali.

Tale personaggio È a tutti gli effetti una maschera popolare napoletana, il suo costume è più semplice di quello di pulcinella, basta un borsone, inoltre il suo caratterizzatissimo e grottesco modo di fare, il suo essere già perfettamente dipinto a mano e pronto all’uso, solo da raccontare, lo ha reso una figura ampiamente sfruttata da bravi comici, fondamentalisti napoletani, comici di merda, non comici che si credono padreterni, acuti comici di nicchia che non se li caca manco Cristo, caratteristi da bar e perfetti falliti.

Ed è proprio qui che entro in scena: potevo mancare proprio io?

Non c’è bisogno che mi rispondiate.

Tanto non vi ascolto.

… … …

Tutti quelli che sono passati per Napoli o hanno anche solo viaggiato su un treno Napoli-Qualcosa, avranno avuto modo di incontrarli e i pochi fortunati a cui non è capitato, sicuramente si saranno sorbiti molteplici aneddoti di prima e seconda mano a riguardo.

– Ve l’ho mai detto che la seconda è sempre la meglio? No, vero? –

Oltre che in buona parte della penisola, i cazettinari si sono spinti anche nel mondo del cinema. Lo stesso Bombolo, spalla dell’ispettore Nico Giraldi (Tomás Milián) in molti film, era in realtà un venditore ambulante, poi diventato attore.

L’esempio più calzante (hohohoho! Battutone! Made in Sud mi aspetta!) che mi viene in mente è però il cameo di Valerio Mastandrea, nel film Piano 17, dei Manetti Bros (un noir, un po’ black comedy, senza pretese e pippe mentali che piacerà a quelli che hanno apprezzato L’Ispettore Coliandro, riprendendone parte del cast e alcuni stilemi, mentre farà cacare agli altri).

Piano17

Qui di seguito trovate la clip con la scena, finché non me la rimuoveranno e mi condanneranno a marcire per sessant’anni in una prigione thailandese per violazione di diritti d’autore:

Purtroppo, proprio perché è uno di quegli argomenti molto trattati, subito dopo l’Amore, l’Odio, la Morte e poc’altro, risulta difficilerrimo parlarne senza annoiare o scadere nella banalità, ma io non demordo, certo, avrei potuto decidere di parlare di un argomento molto più di nicchia, come il particolare sistema di accoppiamento dei ragni Pisaura mirabilis, ma…

Io non sono uno di quelli a cui piace vincere facile!

Sono più uno di quelli che proprio adora perdere, quindi…

 

IL CARDARELLI.

Una volta, tanti anni fa, quando né io né molti di voi conoscevamo ancora il significato del termine irrumatio, fui

vittima del carisma di uno di questi talentuosi performer. EGLI mi intercettò presso un’uscita secondaria del Cardarelli – per motivi poco piacevoli che non vi sto a spiegare – approcciandomi con molta grazia e confidandomi che credeva molto nei giovani come me, perché non eravamo come quegli infermieri di merda che, non solo non si accattavano mai niente, ma sovente lo facevano pure cacciare dai guardii.

Oggi il mio pensiero volerebbe ad un episodio tipo questo, ma all’epoca, complice i due coglioni tanto che mi fece la sua arte affabulatoria e il fatto che voleva propormi degli splendidi calzini da regalare alla mia fidanzata, in un periodo della mia vita in cui io e la stessa non andavamo troppo d’accordo – per motivi poco piacevoli che non vi sto a spiegare – ed i cervi mi battevano solamente in velocità, mi lasciai inculare persuadere e tornai a casa con dieci euro in meno, del nervosismo aggiunto, ma con un imprecisato numero di fantastici fantasmini neri, tessuti con un misto cotone-sacchetti dello spuorco, troppo stretti e che avevano il particolare super potere di distruggersi tra il primo e il secondo utilizzo.

«Amore mio, volevi dirmi qualcosa?» «Si... ti amo tanterrimo! Sei il mio fidanzato preferito!» «Ahahaha, scemotta! Hai sempre voglia di scherzare. Ahaha. Aha. ha. H.

«Amore mio, volevi dirmi qualcosa?»
«Si… ti amo tanterrimo! Sei il mio fidanzato preferito!»
«Ahahaha, scemotta! Hai sempre voglia di scherzare. Ahaha. Aha. ha. H.»

Crescendo, fortunatamente, sono maturato ed ho imparato dai miei errori, infatti oggi corro molto più veloce dei cervi.

 

CORSO UMBERTO I  a.k.a IL RETTIFILO.

Era un giorno di Novembre, molto soleggiato, un’Estate di san Martino coi controcazzi, c’erano gli uccelli che cinguettavano felici, sfrecciando giulivi e leggiadri sopra le strade di una Napoli brulicante di vita.

Ovviamente solo agli occhi di quei romantici superficiali che idealizzano la Natura vedendo scenette bucoliche in ogni dove, perché in realtà c’erano solo gabbiani che inseguivano piccioni, alluccando (si, secondo l’ornitologia il verso del gabbiano è uno strillo, poi dite che esagero quando li chiamo i camorristelli del cielo).

In natura, quasi tutte le volte che un animale ne insegue un altro è perché quello più grande si vuole mangiare e/o accoppiare con quello più piccolo e spesso, per entrambe le discipline, non hanno alcuna importanza le relative specie di appartenenza.

«Rose, ti fidi di me?» «Si Jack, mi fido!» «E allora statte ferma, che te l'aggia 'ncatastà 'ncul...»

«Rose, ti fidi di me?»
«Si Jack, mi fido!»
«E allora statte ferma, che te l’aggia ‘ncatastà ‘ncul…»

 

Dopo esserci fatti tutta Via dei Tribunali per trovare una pizzeria che ci sfamasse senza dover fare tre ore di fila (grazie Presidè!), stavo accompagnando due femmine amiche a prendere il treno a piazza Garibaldi quand’ecco che EGLI mi notò, tra le decine di persone che c’erano sul marciapiede, indicandomi non con un dito, non con due dita, ma con tutta la mano:

«AHAHAHA! Maronna mia! Ma ch’è cumbinat cu sta barba e sti capill!»

Il mio volto si riempì all’istante di rughe, un po’ per il fastidioso sole, un bel po’ per il contrariamento da stracacatura di cazzo, ma la vera sorpresa ci fu quando, colmati quei due metri di distanza che mi separavano da lui, EGLI, mutando camaleonticamente espressione, mostrandomi l’immenso attore che era, cercò di afferrarmi il braccio, cosa che non gli permisi e mi parlò, con la voce rassegnata, gli occhi lucidi,  mansueto e pietoso come un Bruno Vespa di fronte ad un ciellino:

«Dai fratomo, vieni qua, tu mi devi aiutare, devi sapere che tengo famiglia…»

Stranamente, fui senza cuore.

Il malumore fu subito neutralizzato da un  involontario esperimento sociale quando la mia amica Anna vedendo

tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.

decise di fotografarli – TUTTI – ed ebbe il coraggio di stare cinque minuti buoni a fotografare il cielo sopra piazza Garibaldi, traendone ben 22 foto. Dopo il primo minuto di scatti, cominciai a fare il coglione, indicando in cielo cose a cazzo e ridendo tra i denti mentre i passanti cominciavano a fermarsi, cercando qualcosa di insolito da guardare in aria e l’altra amica, che per rispettare l’anonimato chiamerò con un generico “Maria“, faceva finta di non conoscerci.

Il treno lo presero al pelo.

Ciao Annamarì! :D

Ciao Annamarì! 😀

IL SANTOBONO.

Stavo andando non mi ricordo dove a fare non mi ricordo cosa e mentre attraversavo in prossimità del Santobono, EGLI mi vide, mi raggiunse e mi alzò la maglietta per poi esordire, per niente intimorito dal mio ringhio, così:

«A-ha! Vedo che non hai una cintura! Ho io quello che fa per te!»

Dopo aver scapotato nel borsone ne tirò fuori, soddisfattissimo e pieno di aspettative, l’artefatto:

cinturone

Fosse stato così, l’avrei preso subito, solo per lasciarmi la zip aperta e vedere se qualcuno avrebbe mai più osato dirmi «Chiuditi quella cerniera, altrimenti se ne vola via l’uccello!»

Purtroppo era più o meno così.

Era una roba così, con le magli più larghe e senza dettagli in cuoio.

Tipo questa, ma con le maglie più larghe e senza dettagli in cuoio.

«Guard comm’ è bell! Si abbbina perfettamente ai tuoi belli jinz e anche ai tuoi occhi!»

Ora, è vero che probabilmente mi vesto di merda e sono pure daltonico, però indossavo una maglietta nera, scarpe grigie e un jeans di quei colori che oscillano tra il grigio e il verde passando per… okey, non lo so che colore era, però ho gli occhi marroni, di questo son sicuro, quindi si abbinava perfettamente a cosa?
Dite che ho sbagliato? Dovevo forse acquistarla?

Io ancora ci penso di tanto in tanto, forse aveva ragione lui ed ho perso un’occasione per aggiungere un tocco di stile al mio guardaroba…  che vita difficile, quanti rimpianti!

IL TRENO dell’EAV, già nota come MetroCampania NordEst, un tempo FABN. Ma il treno è rimasto lo stesso, dal 1967.

Ciuff Ciuff!

Ciuff Ciuff!

Un pomeriggio di Maggio viaggiavo leggero, virile e coraggioso come un solitario Piedino, con il treno diretto alla selvaggia terra natia del mio clan, la Valle Incantata del medio Volturno, dove avevo bisogno di tornare per rinsaldare i legami di sangue con i miei familiari, fosse stato anche per una toccata e fuga di pochi giorni.
All’epoca ero un drogato di merd- coltivavo ancora quel viziaccio del tabagismo, così mi avvicinai a dei simpatici ambulanti venditori di cazettielli, che stavano fumando sul treno, mentre giocavano a tresette.

Tra uno che accusava una napoletana a bastoni e n’altro che accusava la mamma dell’altro di essere ‘na granda zoccola co’ cul’ rutt, io, timido Oliver Twist, chiesi se lorsignori mi potessero offrire una sigaretta.

Non potevo immaginare che gli ambulanti sui treni fossero persone spinose, ruvide, invadenti e scustumate almeno quanto le robinie che crescono nel Sannio e, a volte, mordono pure.

Uno di loro, con il tono minaccioso quel tanto che basta da farti guardare intorno preoccupato, cercando con gli occhi altre persone nel vagone, mi chiese:

«Ma siete collega?»

«No! Sono uno studente!» – feci io, mostrando i primi appunti che mi capitarono sottomano.

«Ah, ho visto che tenevate pure voi il borsone e mi ho pensato che eri collega, i studenti di solito viaggiano col troll.» – replicò il figlio della madre la cui virtù era stata precedentemente insinuata, forse non a torto, aprendosi poi in un caldo sorriso, con un filigranato simbolo del dollaro ben visibile negli occhi.

Quello con la barba è un Troll, quello appariscente, no, non quello con le cosce, dico quello con le ruote, è un Trolley.

Quello con la barba è un Troll, quello appariscente ma con le rotelle al posto delle cosce, è un Trolley.

Dopo essersi accertati che non volevo cannibalizzare la loro quota di mercato, cercarono di vendermi roba, non riuscendoci, ma c’è da dire che alla fine, MOLTO alla fine, la sigaretta me l’offrirono lo stesso.

Decisi che era meglio smettere di fumare.

TO BE CONTINUED…

(Tranquilli, è già scritto, basta aspettare Venerdì Mi raccomando, condividete e mi piaciate, così mi commuovo e lo scrivo, altrimenti niente eh, quant’è vero che curo i tumori con aglio e bicarbonato!)

La seconda parte la trovate QUI.

Capace in cucina, passabile in corridoio, imbattibile sul divano.
Accompagnatore indefesso, paziente ascoltatore, oratore discreto e supereroe nella norma.
L’autoironia mi ha reso tripolare ed ora non distinguo più la realtà dalla realtà dalla realtà.
̶A̶h̶,̶ ̶h̶o̶ ̶i̶ ̶c̶a̶p̶e̶l̶l̶i̶ ̶c̶h̶e̶ ̶p̶i̶a̶c̶c̶i̶o̶n̶o̶.
Faccio il disadattato part-time, ma nel tempo libero mi dedico al volontariato e cerco di aiutare la mia depressione.
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