Deontologia della barbarie, Vedo Cose - Mi faccio di Gente

Lunachòc: Moscow Mule, amore, guerra e cinema di menare.


Tempo di lettura: 6 minuti

Tendo pregiudizialmente a tenermi alla larga dai film che vincono gli Oscar.
La vita è troppo breve per perdere tempo dietro alle cose intelligenti e cool,
soprattutto quando ci sono così tanti film con i dinosauri ancora da vedere.
–Stanlio Kubrick, i400calci – Rivista di cinema da combattimento, 8 agosto 2012

 

Ho un grosso problema.

Uno solo? Dai, non facciamo i modesti!

O meglio ne ho tanti,  però oggi voglio parlare di questo.

….

E magari pure di qualche altra cosa, poi vedo, mai stato capace a priori di decidere le cose che scrivo.

Flusso di coscienza direbbe Joyce. Ma io non sono James Joyce,

Bel cappottino, lo fanno anche da uomo?

Bel cappottino, lo fanno anche da uomo?

anche se mi farebbe piacere. Ma se sul ring con me si misurasse chissà quante ne pigliasse…

Ma io non sono neanche Jake la Motta. Anche se mi farebbe piacere. Ma chissà se sul ring… ah no aspè. Pugile.

Gente a cui non tenteresti mai di scippare la pensione.

Gente a cui non tenteresti mai di scippare la pensione.

Chiatto e vecchio, ma pur sempre pugile.

Forse ancora ancora De Niro. Ma non sono sicuro.

Che è, povero stro'zz dici a me, eh?

Che c’è, povero stro’zz dici a me, eh?

No, Ferruccio Amendola, dicevo al vecchietto a cui prestavi la voce. Tu torna in paradiso ad insegnare agli angeli il connubio tra Dixan e Vernel.

 

Comunque.

Visto che si parla di cinema…

C’è un problema.

Uno solo?

Shhhh. Mi fai perdere il filo.

Quando dico alle persone che a me al cinema piace andare a vedere i film con le esplosioni e i dinosauri, di solito sorridono con sufficienza e mi intimano di smetterla, convinti che io stia scherzando.

Ma che ho, la faccia da intellettuale,  io?

E quando mi è venuta?

Va beh, lo confesso, amo il cinema d’autore, colpa di un’adolescenza travagliata, uno si doveva rendere interessante in qualche modo. Oh ma che volete! Ma saranno pure fatti miei quello che guardo!

 E comunque è un errore di gioventù di cui sono profondamente pentito.

Ciò, però, non esclude che un film in cui un aereo in volo partorisce cinque auto da corsa (grazie, Luigi) non sia un film che io abbia necessità di vedere al cinema esaltandomi birra alla mano per ogni one-liner o esplosione.

Così

 

Flashback
Inizi di Maggio 2015, Universo-1218, Via Lattea, Pianeta Terra, Europa, Italia, Napoli, esterno giorno:

Tipa con cui avevo un appuntamento, che per motivi di privacy e per la straordinaria somiglianza chiameremo Eva Mendez
Qualche volta dovremmo andare al cinema, solo che in questo periodo non c’è un cazzo…

Io (per l’occasione interpretato da un Di Caprio evidentemente in sovrappeso, ma ostentato con stile quasi fosse una medaglia)
Come sarebbe a dire “non c’è un cazzo?” tra un po’ esce il nuovo Mad Max! E lo gira George Miller! Lo stesso che ha girato i primi due Mad Max (Anche il terzo, ma nel terzo ci stanno i bimbi sperduti vestiti come quelli di laguna blu dieselpunk e Tina Turner, quindi è un film di Spielberg anni 80 prodotto dalla Amblin e forse non esiste nemmeno veramente)! Quelli con Mel Gibson! I due capolavori del cinema aussie di menare!

Eva Mendez – Dai, smettila di scherzare, piuttosto a breve dovrebbe uscire il nuovo di Sokurov, dovrebbe essere anche questo girato in un unico piano sequenza all’interno della Reggia di Versa–

…..

Purtroppo avevo già smesso di ascoltare e mimavo, gesticolando e facendo vibrare le labbra, ruggiti di macchine ed esplosioni.

Perché si, amo il cinema d’autore. Ma a volte (anzi, il più delle volte) voglio andare al cinema per tornare bambino.

Voglio alzare il pollice al cielo in lacrimoni mentre Schwarzy discende nell’acciaio fuso per salvare Joe Connor, sua mamma e l’umanità intera.

Voglio saltare sui divanetti in preda all’eccitazione quando Indiana Jones affronta le prove per raggiungere il sacro graal. (che poi va bene la lama che ti devi inginocchiare, ma perché la capriola?, me lo chiedo da quando avevo 10 anni, quando andavo a messa mica ce le facevano fare, le capriole!)

Voglio essere orgoglioso di un bullo di periferia che riesce, con impegno e volontà, a perdere ai punti sul ring contro un campione di boxe e quindi vince moralmente e rimette a posto le cose della sua vita.

E voglio essere orgoglioso di quel bullo, che nel frattempo è diventato il mio papà, che va in Russia, spacca tutto sul ring e fa crollare il comunismo, ricordando a tutti che se lui può cambiare, tutto il mondo può cambiare. (perché per me Rocky IV sarà sempre un documentario sulla disgregazione dell’Unione Sovietica).

Voglio gridare “sposami!” allo schermo, alzandomi in piedi e applaudendo al cinema nel momento in cui Charlize Theron, appena scongelata,  fa le flessioni in Prometheus. (scusami ancora, Linda, dopo quella sera avevi tutte le ragioni per lasciarmi).

Da bravo bambino vado al cinema per vedere materializzati i miei sogni di incredibili avventure ed entusiasmarmi per l’agire di personaggi bidimensionali e prevedibili, ma proprio per questo eroici, coerenti e nei quali riporre fiducia incondizionata.

Gente che dice e fa quello che dice. Mica come me.

Ed è per questo che mi piacerebbe poter dire che, di fronte a tali esternazioni di snobismo cinematico, ho salutato Eva Mendez e me ne sono andato a cavallo verso il tramonto. Con esplosioni nucleari alle spalle (di cui si vede solo il riverbero, perché i ragazzi fighi non guardano le esplosioni) e un riffone di chitarra western che accompagna il mio addio.

Riding-off-into-the-sunset

“Ed è per questo che non mi sono mai voltato indietro, signora mia. Perché aveva detto che Predator è un film stupido con una trama prevedibile”

Ma io non sono un eroe degli anni ’80
(anni ’80 intesi non come epoca ma, citando Accorsi,  come stato mentale)

Io sono più Jerry Calà. Che è un eroe degli anni ’80 pure lui, a modo suo, però non quello che vorrei essere. Il classico esempio di maschio italiano beta pronto a mortificare se stesso e i suoi ideali per un assaggio di fregna. Che poi è praticamente il leitmotiv di tutta la commedia degli equivoci nazionalpopolare italiana dalle sue origini nel secondo dopoguerra fino ai cinepanettoni, volgari imitazioni e reboot attuali.

E siamo finiti a parlare dei silenzi del cinema russo, di Tarkovskij, di quel cinema italiano sperimentale che viene proiettato nei cineforum, accompagnato a degustazioni di vini e birre artigianali abbinati a miele e formaggi, in uno di quei locali di controtendenza col nome da sottoproletariato post-industriale di cui da qualche anno si sta affollando questa città: Il Merdificio, La Pisciazzerìa, La fabbrica del chiattillo, Lo Sburrificio 29 e via dicendo.

Io reprimevo la mia natura bestiale. Volevo gridarle

film di zombi calciatori francesi!

documentari sui vampiri coinquilini neozelandesi!

robot sudafricani allevati dai Die Antwoord!

“Non aprite quella porta” italiano con Gianni Morandi che interpreta più o meno se stesso!

e soprattutto:

mazzate indonesiane con pochi stuntmen, cgi assente e legislazioni per la sicurezza degli attori sul set praticamente inesistenti!

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=IOF4yNpYEkg]

 

Ma non l’ho fatto. Da buon Jerry Calà sorridevo e rispondevo accondiscendente alle sue elucubrazioni, annuivo stringendo i denti e i pugni quando lei derideva qualche film d’azione per la semplicità della trama o per la bidimensionalità del protagonista. Umiliavo il mio essere, insomma, da bravo pagliaccio italiano, mentre continuavo a pagarle galloni di Moscow Mule (che altro non è che un vodka tonic con cetriolo, lime e zenzero), lasciandola blaterare di arte per l’arte, inquadrature evocative, richiami al simbolismo, fotografia che riporta alla mente i colori accesi dei pittori fiamminghi e io che, invece, canticchiavo in mente la sigla delle Tartarughe Ninja.

Alla fine me la sono scopata nel culo, Eva Mendez, con buona pace di tutta la cosmogonia anni ’80, che nel frattempo mi guardava dal firmamento indignata e offesa, però, sotto sotto, faceva il tifo per me. Per il pagliaccio italiano.

Perché è vero, forse Jerry Calà non sarà l’eroe che avrei voluto essere, ma di certo è l’eroe di cui il mio cazzo ha bisogno.

Nell’affresco sono una delle figure di sfondo.
Talvolta scrivo stronzate. Le altre volte non scrivo affatto.
Nel tempo libero faccio la napoletana a coppe nei tornei di tressette.
ll resto del tempo sono un Dostoevskij turbosexy dai capezzoli roventi.
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