Crasi VostrEH, Deontologia della barbarie

Il Web mi fa Eco nella testa.


Tempo di lettura: 11 minuti

Giugno, 5:07 a.m, forse venerdì, Internet.

Articolo Aggiornato: m’ero perso un pezzo dell’intervento, meno citato. Perdono.

Discutevo da giorni con amici di cose che sono successe e quando non lo facevo, loro comunque ne discutevano con me, quindi ad un certo punto è stato d’obbligo dire qualcosa, così tra le voci che oggi mi fanno eco nella testa, almeno c’è pure la mia.

Tanto le notizie alla fine ti raggiungono, anche se ti imboschi a smartphone spento in una foresta di bambù nel Sichuan, perché ci sarà sempre uno che verrà a fotografare i panda e ti taggherà, con geolocalizzazione attiva.

Ci stanano i terroristi così, vuoi che non mi trovino gli amici per parlarmi o il padrone di casa per l’affitto.

Mestamente cedo e mi costringo a farmi un’opinione su cose di cui non me ne fotte, ponendomi domande esistenziali 2.0 poco profonde.

È il Web che me lo chiede. Indignato.

Perché aprirsi un account Instagram/Facebook/Twitter/Google+ ?
Perché aprirsi un Blog? Un canale Youtube? Un profilo su Badoo? Un negozio di cover di iPhone?

«Perché oggi è fondamentale avere una strategia di webmarketing e puntare sul lato social, sulla seo, sulle infogra-

NO!

Usando le parole che avrebbe usato Freud, maestro unico di psicologia, etologia e biologia (la crisi…): «Per chiavare».

Nel senso proprio di riprodursi. Pure quando lo fai col preservativo. In fondo è il più innocuo degli inganni che ci propiniamo.

Quando leggiamo una storia, nella nostra mente fantastichiamo di essere un eroe che uccide draghi e salva principesse, così ci svaghiamo e ci rilassiamo.
Pure se sappiamo che non sta accadendo davvero.

Quando copuliamo usando contraccettivi, nel nostro corpo fantastichiamo di starci riproducendo, così ci svaghiamo e ci rilassiamo.
Pure se sappiamo che non sta accadendo davvero.

(E se accade davvero, vabbuò, hai fatto il guaio, che sarà mai! Mica è ‘na malattia…)

Questo paragone incidentale, mi fa capire perché di libri se ne vendano sempre meno, ma i preservativi vadano ancora forte.

Diamo per assodato che c’è questa esigenza comunicativa, per eviscerarne i motivi,  si contatti Freud.

«Non so bene cosa voglio dire, ma quando lo dirò voglio che tutti mi ascoltino complimentandosi, perché lo specchio s’è scocciato di parlarmi.»

Pubblicare video in cui si fanno cose, foto di tutto, sbaniare o condividere roba d’altri è diventato semplicissimo e, a parità di scarso impegno, restituisce più soddisfazione dello scrivere, sensatamente e verificando le fonti, di argomenti che si conoscono. Quindi tanta gente lo fa.

Posso descrivere in maniera tanto carnale quanto poeticamente soave la bellezza e l’estasi erotica di un seno nudo, come nemmeno Dante su dettato di Saffo avrebbe saputo fare, ma un’underboob piglierà sempre diecimila volte più like*. Figurati due. Quindi tanta gente lo fa.

*A meno che tu non sia un cantante famoso, un’opinionista e web influencer (che brutta parola!) o un famoso semiologo, filosofo e scrittore italiano di fama internazionale. In questi casi, anche se fai un peto, c’hai 32 mila persone che ti dicono “bravoH!”, 23 mila che ti dicono “stronzo!” e svariate migliaia che ti dicono “zoccola!” augurandosi la tua morte. Pure se sei maschio. Ma l’importante è che se ne parli, perché i pagamenti sono in base alle visualizzazioni.
Morandi, Lucarelli ed Eco. Tre persone con uguale diritto di parola.

Tre persone che hanno lo stesso diritto di parola di un premio Nobel. Come tutti (almeno nel mondo civile).

A questo proposito, qualche giorno fa, per come la vedo io, Umberto Eco s’è ‘mbriacato forte.

Come tutti noi quando ci ‘mbriachiamo forte, ma con più stile, si è messo a sbaniare contro i tempi che cambiano, la tecnologia, i social network, la stupidità sempre più imperante.

Come tutti.

Perché se tutti ci adeguiamo alla società per poter chiavare, tutti ci rifugiamo nel passato per la paura di morire.

Tutti.

Solo che se lo fa Eco, la cosa fa parecchio eco.

* BA-DUMMM-TSSS *

 

«I social permettono alle persone di restare in contatto tra loro, ma danno anche diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli. La TV aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità. Il grande problema della scuola oggi è insegnare ai ragazzi come filtrare le informazioni di Internet. Anche i professori sono neofiti di fronte a questo strumento. Sono fedele a Hegel, che diceva che la lettura del giornale è la preghiera quotidiana dell’uomo moderno. Si tornerà all’informazione cartacea. Aziende degli USA che hanno vissuto e trionfato su internet hanno comprato giornali. Questo mi dice che c’è un avvenire, il giornale non scomparirà almeno per gli anni che mi è consentito di vivere. A maggior ragione nell’era di internet in cui imperversa la sindrome del complotto e proliferano bufale e riletture storiche fantasiose.»
– Umberto Eco (ANSA, Il FQ)

Dalle incisioni su pietra basaltica, alla stampa a caratteri mobili di Gutenberg, alla Televisione, i media si sono sempre evoluti, diventando più economici e fruibili, quindi accessibili a cani e puorci tutti, garantendo contestualmente una diffusione dei contenuti sempre maggiore e più istericamente veloce.

Ed ecco perché nel 1750 a.c, su una singola stele di basalto, fu inciso per ordine del Re, il codice di Hammurabi, poi ricopiato in serie per la gioia degli scalpellini, mentre oggi abbiamo 2201 pagine solo di Codice Penale commentato, aggiornato ad ogni cambio di interpretazione o virgola sbagliata e qualsiasi giuvinastro, grazie a Dio, può fare una raccolta di post-it con aforismi mezzi scopiazzati e vedersela pubblicata. Se lo stesso avesse voluto fare cosa analoga all’epoca di Hammurabi, oggi, dopo quasi 5000 anni, nelle rovine di Babele in Iraq, gli schianti della guerra sarebbero ancora sovrastati dall’eco delle risate che si sarebbe fatto il capo degli scalpellini, dopo avergli risposto «Ma tu si sceeemAHAHAHAHAAH».

Dicesi: “Semplificazione”.

Per dinamiche analoghe, oggi, grazie a Dio, non c’è più bisogno di scrivere una lettera d’amore a mano per corteggiare una ragazza, basta mandarle una foto del proprio turgido pene.

Dicesi: “Semplificazione” alla Calderoli.

Nel Quattrocento potevi mandarla una foto del tuo pene ad una biondina sconosciuta in Pennsylvania? NO!
Non c’erano le biondine in Pennsylvania, non c’era la Pennsylvania e non sapevi nemmeno che esistesse quel continente!
Se eri ricco potevi sperare di riuscire a commissionare un ritratto del tuo cazzo a Leonardo Da Vinci, altrimenti ti accontentavi di mostrarlo a quelle quattro smandrappate che conoscevi a Frittole e nessuno l’avrebbe mai nemmeno saputo, sarebbe andato tutto perduto come ecc. ecc.
Oggi, sempre grazie a Dio, queste cose le sappiamo e le possiamo fare tutti, anche se non siamo ricchi o non abbiamo le giuste conoscenze. Non è forse progresso questo?

Dicesi: “Forse”.

Non si tratta di sola giustizia e amore, qualche volta ci si guadagna vile denaro, ci si promuove a capipopolo, si indirizza un’immagine, un’idea, si fa pubblicità, sponsorizzazione, supporto.

E se ne scrivono di cazzate, in buona o cattiva fede.

Quello che state leggendo ne è un fulgido esempio.

La rotazione perpetua di Voltaire nella tomba potrebbe aiutare a risolvere il problema energetico mondiale, considerando tutte le volte che si sente in giro quella cristo di frase che gli attribuiscono ma in realtà lui NON ha detto, sparata mentula canis in qualsiasi contesto:

«Non mi piacciono le tue idee, ma sono disposto a morire per il tuo diritto di sparare cazzate».

Cioè, ci sono persone che stanno morendo in Vietnam affinché noi possiamo sparare cazzate -GRATIS- e che fai, non ne approfitti?

E si finisce che un geometra di Saviano (NA) si professi Professore di Chimica, Esperto Informatico, Architetto e pubblichi libri e documentari sull’occultismo, scie chimiche, nuovo ordine mondiale e quant’altro, querelando chi dica il contrario di ciò che afferma e intimando la rimozione di qualsiasi contenuto, così che i suoi deliri risultino sempre tra i primi risultati delle ricerche.

E migliaia di italiani lo considerano una voce indipendente della scienza non ufficiale.

E si finisce che secondo un’inchiesta del New York Times, in Russia esista un’Agenzia finanziata dal Cremlino, che si occupa con profili social falsi, troll prezzolati, finti post su blog insospettabili e video su Youtube di fare propaganda pro-Putin, per aumentarne il consenso e sommergere qualsiasi voce di dissenso con ettolitri di fuffa, rendendola indistinguibile dalla stessa.

E milioni di russi ci cascano. E centinaia di migliaia di italiani pure.

E si finisce che un medico radiato dall’albo, condannato in via definitiva per omicidio colposo e truffa in Italia, per pratica negligente dal Tribunale di Tirana e per pubblicità ingannevole dall’AGCM, promuova la sua cura contro il cancro a base di infusioni di bicarbonato, senza la minima evidenza scientifica e chiedendo dai sette ai ventimila euro ai disperati, nel migliore dei casi non ottenendo risultati, nei peggiori uccidendo i pazienti.

E migliaia di italiani lo considerano un luminare, un rivoluzionario boicottato dalla medicina ufficiale e perseguitato dalla magistratura. Un’altro.

E si finisce che nascono ogni giorno pagine Facebook che scrivono baggianate immani su salute, politica interna ed estera, notizie datate e spacciate per veritiere o tradotte mentula canis da testate estere poco attendibili.

E milioni di italiani cliccano e condividono, incapaci di riconoscere articoli seri da puttanate acchiappa-click, tipo queste:

Bomba

Si, il secondo è IL MATTINO, lo stesso che pubblica il giornale vero, SU CARTA.

E si finisce che in fondo l’ha detto pure lui nell’intervento, ma non è che i giornali gli abbiano data troppa enfasi:

«I giornali, invece di raccontare tanti pettegolezzi et cetera, dedichino due pagine ogni giorno all’analisi critica dei siti. Se IL LORO nemico è la Rete, invece di continuare a fare il giornale perdendo copie – o imitando la Rete – battano la Rete su quel punto lì, questo implica che i giornalisti si preparino molto bene e siano in grado di fare l’analisi critica dei siti.»

Che è quello che, per esempio, fa il Dottor Salvo di Grazia nel tempo libero sul suo blog di debunking, MedBunker.

Quindi Eco ha ragione?

Ovvio che si!

Ma ha pure torto.

Il problema non è il diritto di parola, che vale per tutti, non sono gli imbecilli che parlano, ma quelli in ascolto.

Oggi, grazie al Web, quando vedi una notizia seria e circostanziata soffocata da milioni di cacate (SE riesci a vederla), hai una rappresentazione realistica della scemità.

Prima te ne accorgevi solo dopo i risultati elettorali o leggendo, sconsolato, degli incassi fatti dai cinepanettoni.

Vivevamo nelle favole perché, per limiti nostri e tecnologici, ci fermavamo solo agli imbecilli nel nostro campo visivo, pensando che fossero solo quelli, invece oggi in qualsiasi momento possiamo vederli tutti, da Vancouver a Vladivostok (via Voghera) e renderci conto di quanto ci sbagliavamo.

Ma gli intellettuali come Eco se lo dimenticano che gli imbecilli del bar ci sono sempre stati.
E non li ha mai zittiti nessuno.

Sono sempre stati la maggioranza e se provavi a zittirli, scattavano le risse e finiva che tu in quel bar non andavi più.

Infatti, ancora oggi, gli intellettuali non li vendono mica i libri al bar e non ci fanno nemmeno le presentazioni, li vendono nelle librerie, on-line.

Gli imbecilli per una questione di statistica, sono sempre quelli, basta guardare la distribuzione normale del quoziente intellettivo:

tavola-conversione

Non vi fate fregare dalle apparenze, Sylvester Stallone per esempio ha un Q.I di 160. Purtroppo non abbiamo i dati di Salvini, ma molti si sono lamentati perché le istruzioni su come fare il test erano poco chiare o non capivano dove si doveva cliccare, provvederemo a farne una versione più semplificata.

Risulta evidente che discutere e far capire le cose all’84% degli esseri umani era ed è difficile o proibitivo.

Allora cosa è cambiato?

Che prima c’era un solo imbecille in televisione, sui giornali e in radio che diceva minchiate, mentre il resto degli imbecilli ascoltava.

Adesso tutti gli imbecilli hanno la possibilità di parlare e di ribattere all’imbecille che prima faceva il monologo, creando uno stupendo brusìo d’imbecillità.

Il succo resta lo stesso, ci sono sempre stati (con diritto di voto e parola, grazie a chi ha lottato per i diritti civili. Pure le femmine. Grazie eh. Migliaia di anni di patriarcato buttati nel cesso…), solo che ora nell’internet (che non è solo social, ma anche enciclopedie, giornali, musei online) fanno più rumore e li si nota tremendamente di più.

D’altronde, se fino a ieri eri appiedato e, non andandoci, sulla statale le transessuali non le vedevi, non significava certo che la prostituzione era di meno.

 E i giornali, e la carta, e l’odore dei fogli, la bellezza di fare le orecchiette alle pagine per tenere il segno, si, tutto quello che vuoi.

Ma prima di internet, dal barbiere sempre Cronaca Vera si leggeva, di certo non Nature, Science o À la recherche di Proust.

In fondo Eco è viecchiariello e come tutti i viecchiarielli gli piace dire

«I tiempi miei, tiempi belli e na vota…»

Ma i tiempi belli non esistono e non sono mai esistiti, manco ‘na vota.

Sbaniavamo al bar e parlavamo di cure miracolose contro il cancro pure negli anni ’40.

C’erano gli Accumulatori di Orgoni di Reich, psicanalista, ufologo, filosofo, allievo di Freud, le cui cazzate furono citate anche in On the Road di Kerouac e, per rispetto della tradizione e a dimostrazione che non è cambiato proprio niente, ad oggi ANCORA ne stiamo parlando e ci scrivono i libri. Quelli veri. Di odorosa carta.

Eppure a quei tempi neanche la televisione era arrivata nelle case di tutti degli italiani.

Maledetto quel 1991 in cui è nato il Web. Ha squarciato il velo di Maia e ha dato una dimensionalità a QUANTO siamo veramente sciemi.

«Ehhh, si stava meglio quando si stava peggio, tante cose non le sapevamo ma era tutto più semplice. Sai tua nonna come avess scassato o’ cazz se sapeva a tutte quelle che mi ho chiavato quando stevo alla Germania? La carne è carne! Erano belle femmene, alte, bionde, zizzacchione e occhi chiari come a te, nipote mia, mica nere nere e curtulelle come a quelli della famiglia mia e di tua nonna. Chi lo sa come è uscito biondo tuo padre, non me lo spiego, con quel profilo così tedesco… non m’assomiglia popio … … …»

«Nonno? NONNO CHE HAI??? Papà chiama l’ambulanza, il nonno sta male! Schnell! Schnell!»

Ah… le coppie solide di una volta. Oggi si è perso il valore della famiglia e della fedeltà.

* * *

Insomma, i giovani non sanno distinguere la merda dal cioccolato, i prufessori non sono stati cazzo di insegnarglielo, nemmeno con i libri scritti prima del 1991 e forse non lo sanno fare nemmeno loro, i giornali scrivono le stesse cose sia su carta che su web, però è colpa di Internet.


Ma che te ne fotte a te, che i libri li pubblichi e vendi lo stesso? Tu la sai fare la distinzione? E perché non me lo insegni, invece di sfruculiare il pasticciotto al media con il quale, se voglio, posso guardarmi comodamente le foto delle femmine e sapere i fatti di tutti, senza dover andare dal barbiere a sfogliare Cronaca Vera o dalla parrucchiera a farmi la tintura?
AGGIORNAMENTO: M’ero perso un pezzo dell’intervento, c’ha provato a spiegare come fare. Colpa mia, gli devo un caffè.

Oggi tutti abbiamo la possibilità di esprimerci, ma non c’è assolutamente la garanzia di avere la stessa visibilità, perché un conto è se una cosa

La dice Eco, che ha forti argomentazioni, autorevolezza e conoscenze

un altro se la dico io, che non so niente e non conosco a nessuno.

È cambiato il modo di fare pubblicità e può capitare che qualcuno sfugga alle dinamiche del web e del social marketing o sappia sfruttarle meglio, raggiungendo il successo, nel bene e nel male. Dà così fastidio che non debbano essere necessariamente (ma comunque spesso) sempre le stesse persone?

Il fatto che i gusti delle persone virino o vengano indirizzati verso la merda, dipende sempre dall’84%, grazie a Dio.

Io credo che Eco a ottant’anni, si sia solo sfasteriato di vedere che quatt’ puttanate dette da una con le zizze grosse, gossip e stupidaggini paghino così tanto e allora, da studioso di comunicazione, abbia voluto anche lui fare rumore, lanciando questa magistrale provocazione da troll, conscio che indipendentemente da come si sarebbe diviso “il web” ci avrebbe guadagnato.

Infatti tutti ne abbiamo parlato, a discapito della perfetta forma di Ornella Muti, a sessant’anni suonati e COMUNQUE l’84% di noi, non ha capit manc o’ cazz.

Ma va bene così, gli auguro di sopravvivere alla carta stampata, in fondo pure noi stiamo al bar, basta ricordarsi che il calcio è solo uno sport, poco importa che lui sia Hegeliano ed io invece abbia semp’ tifato pu Foggia.

Due con la forza di uno.
Uno con la forza di niente.
Tre palle e due mezze seghe dovrebbero bastare per ottenere una granda pugnetta, forse.
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