Umani Casi

Circumvesuviana: Road to EleMenti (AV)


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Domenica 2 Agosto,

dovevo andare al concerto di Tony Tammaro nella lupesca Avellino.

NO, non sto sfottendo, lasciando intendere che stanno in culo ai lupi e NO, non sto parlando dei “Lupi” dell’ U.S. Avellino 1912, che è rimasta in serie B (e giuro che se me ne fottesse qualcosa, mi dispiacerebbe tantissimo).

Tentavo di non scrivere “Irpinia”, usando un sinonimo, perché, come sicuramente saprete, “Hirpini” deriva da “hirpus” e significa, ma guarda un po’, “lupo”.

Ma il mio Consulente di Marketing si è appena stracciato una pacca il grande gluteo sx e lo ha gettato a terra, come la spugna dei grandi allenatori di boxe, perché la vostra soglia di attenzione si sta schiantando su un iceberg di indifferenza, quindi la smetto con i cenni storici.

Dico “DOVEVO” perché mi è stato quasi imposto. I fatti sono andati così:

«Domenica vieni con noi allora?»

«Ma cosa? Chi sei? Perché mi hai svegliato?»

«Domenica sera, vieni con noi ad Avellino.»
(Si noti come sia già sparito il punto interrogativo di cortesia.)

«NO. Non me ne tiene. A fare che?»

«C’è il concerto di Tony Tammaro e tu VIENI

«Poi vediamo.»

«Non vediamo niente, vieni e basta.»

«Non insistere, ci penso…»

«Dai! Presentano pure il video “Lo Zoo di Bellini”!»

«Clamoroso! Però adesso che già l’ho visto su youtube, che vengo a fare?»

«Ci sta Luca Auanasgheps, quello ti piace!»

«Mi piace quello che scrive, l’hai detto come se me lo volessi chiavare!
È ‘nu bell’ome, per carità, ma non penso che si vuole far chiavare da me… po’ chi ‘o sap. »

«Fanno il panino con il maiale che gira (arrosto)!»

«A che ora?»

* * *

Non che non apprezzi Tony Tammaro, ANZI! Massimo Rispetto! È un cantanto proto bello, aTTissimo livello!
Come tutti in Campania, avevo le cascette false originalizzate “Mixed By Erry”.

E voi? Voi ve le ricordate le intromissioni tra un pezzo e l'altro con la suadente voce "By Erry"?

Nelle quali, almeno una volta per lato, c’era l’intromissione di una suadente voce a ricordarci con un “By Erry!”  la paternità della copia. La mia stima per Tony T era così alta che, nel lontano 1999, comprai financo la raccolta originale oiveramenteperò™ “Tutto Tony Tammaro” al costo di 19900 lire, pari a quattro mie paghette dell’epoca, con resto di due goleador. Non so se vi è chiara l’entità dello sforzo economico.

Tony Tammaro DoppioCD

Detto questo però, bisogna considerare che lui suona da venticinque anni ed io l’ho ascoltato per almeno venti.

A casa dalla cassetta,
a scuola insieme ai compagni,
su Canale 9, guardando Tamarradio,
in ogni fottuta gita scolastica,
ai concerti di paese
e alle feste di compleanno delle medie.

Quelle con il saccone da 5kg di Crik Crok un po’ ammosciate, nel nuovissimo gusto “sale & sale” e il chinotto.

chino

 No, non il Chinò,

che è quello politically correct, che puoi ordinare senza essere preso per rattusone o birichino dalla cameriera (se le piaci sei “birichino”  altrimenti “rattusone”), intendo proprio il chinotto.

KinottoNo, non ho detto il Kinotto,

quello degli Skiantos, anche se è un grande pezzo.

No, non è neanche QUESTO genere di chinotto,

anche se mi sarebbe piaciuto ed avrei avuto un più bel ricordo delle feste di compleanno.

Ah, è inutile che mi guardate con quelle facce indignate per l’immagine di prima,
secondo la Convenzione di Suckerberg sul Web 2.1 del ventordici Giuglio 2014:

#1NON È VOLGARE, perché non si vedono i capezzoli.
#2È NUDO ARTISTICO, perché è in bianco e nero.

Quindi non siate tediosi.

Foto di repertorio, 1989.

Foto di repertorio, 1989.

Questo è il chinotto che intendo io!

Quello triste e sfiatato, che costava di meno e si usava sovente pure per il compleanno dell’anno dopo, perché avanzava semp.

Credo sia normale quindi che, sebbene conservino un certo fascino, le canzoni di Tony Tammaro non mi emozionerebbero più di tanto nemmeno se egli stesso scendesse dal palco e si offrisse di praticarmi uno spumoso chinotto.

Questa volta intendo proprio quello là, quello che, nella lingua della sterlina si chiama blowjob e in latino fellatio, ma che in italiano, per non essere bollati come “volgari”, è da indicarsi, solo se strettamente necessario, con termini tecnici, generici o disinnescati come “stimolazione orale erotica del pene” o “sesso orale” e comunque, anche così,  potrebbe scattare il codice giallo di preallerta del Moige e di tutto il bizzuocame unito.

Che io vorrei pure spiegarlo che fellatio è un termine pseudolatino, coniato di proposito per dare finta austerità e non far capire di che cazzo si parla (un po’ come potrebbero essere usate le messe in latino al giorno d’oggi), proprio perché è una lingua che non capiscono più nemmeno i prussori e le prussuresse, ma che significa semplicemente “succhiata di pene”.

Ma non posso farlo, sarei volgare. Opsss! L’ho fatto! Che sbadato!

Sicuramente adesso ci saranno state alcune mamme comprensive che hanno solo storto un po’ il musso leggendo queste mie parole (lo stesso musso con il quale poi…) e i fanatici invasati fondamentalisti del decoro e del pudore, che invece si sono fatti esplodere per proteggere, con il fragore dell’esplosione,  le ‘recchie delle loro bambine di ventisei anni, le quali, sentendo le sconcezze da me proferite, potrebbero ripeterle e si sa che è male, perché certe cose sono più brutte, in bocca ad una ragazza!

Per fortuna si riferiscono alle parole.

Il giorno che il Grande e Misericordioso Dio delle Cose Morte (possa nella sua bontà ucciderci tutti), dovesse imbibire cerebra nostrum della conoscenza del Latino, per mantenere la stessa ipocrisia dovremmo cominciare a tradurre “bucchino” in aramaico antico, oppure uscircene elegantemente con perifrasi ed eufemismi vari, tipo “Bacini sul giorgello”, “Un tu sai cosa” o“Quella cosa lì hihihi”.

Che io davvero vorrei pure continuare a rubare impunemente la satira di Lenny Bruce, ma se non è riuscito a cambiare il mondo lui, a rò cazz m’avvio io?

Inoltre, noto solo ora che il mio Consulente di Marketing cerca di smontare la gamba di un tavolo per trafiggersi un polmone, mettendo a rischio tutto il buffet ivi apparecchiato.

Non posso permetterlo.

Così, finemente, dirò che non volevo andare “Perché fa caldo™” e non avevo nemmeno la forza di arrivare in bagno, tanto da organizzarmi con una bottiglia di estathé vicino al divano, che con la sua imboccatura larga mi permetteva di non fare nemmeno schizzi, ma per fortuna ci sono andato e quindi posso fare i complimenti ai ragazzi che hanno organizzato la manifestazione, EleMenti, perché la situazione era assai piacevole (e il porco che girava era fantastico!). È stato un peccato che me ne sia accorto tardi, perdendomi i Sick Tamburo il giorno prima.
L’anno prossimo prometto di essere più diligente.
Ho avuto solo un piccolissimo incidente, come raccontato qui, ma mi ha riavvicinato alla fede, quindi è stato positivo.

* * *

Quello di cui volevo parlare oiveramenteperò™, era il viaggio in metropolitana e circumvesuviana, ma non vi sto a spiegare come mi sia servito per arrivare ad Avellino, perché il Consulente di Marketing ha già sofferto abbastanza, per oggi.

UNO (Così, giusto per fare finta che sia una lista di Oltreuomo…)

Vi ricordo che parliamo di un pomeriggio di una domenica di Agosto, quanta neve che c-

NON TI PERMETTERE!!!

Scherzavo! Abbassa la balestra!

Dicevo che, in quei giorni, trovare un tabacchino aperto è follia, trovare un’edicola o un bar che vendano biglietti è ingenuità e scriteriato ottimismo.

Anche se fosse, alla richiesta «Avete biglietti della metro?» risponderebbero «No! Biglietti no!» come se gli avessi chiesto quattro etti di antrace e coprirebbero pure gli occhi ad eventuali bambini presenti, perché il tuo desiderare un titolo di viaggio è più diseducativo di essere n’omosessuale in Russia.

L’unico modo concreto di ottenerne, è dalla slot machine distributore automatico, che non è solo un prodigio della tecnica, ma anche baluardo di cultura e simbolo di creatività.

È un dispositivo pregno di cultura classica, come testimonia questo perfetto sillogismo aristotelico:

Foto di Anna.

Foto di Anna.

Ma è anche una creativa reinterpretazione del gioco dell’Oca:

Foto di Anna.

Foto di Anna.

Ogni settimana una nuova sfida! Quella in foto era semplice, ieri invece ne ho beccata una più difficile!

X L’erogazione dei Biglietti:

#1 Eseguire fatality classica di Scorpion in Mortal Kombat II sul tastierino numerico.
(NdR: Parata+Su+Su+Pugno alto, sul tastierino diventa 5+8+8+7)

#2 Tira un dado a sei facce:

1: Oggi è sciopero, hai perso il treno.

2 o 3: Hai perso il portafogli, torna a casa.

4: Hai solo 3 monete da 1 euro. Devi fare due biglietti e quindi non hai più gli spicci per il caffè.

5: Tutto ok, ma ascensore e scale mobili sono fuori servizio.

6: Salti i tornelli, ma non ti acchiappano.

DUE di CINQUE (Per dare l’idea – mentendo – che so esattamente quanto sarà lungo.)

In metro faceva caldissimo e c’era un gruppetto di ragazzi che parlottavano.
Alla fermata “Dante”, una di loro ha esclamato, soddisfatta:

«Allora stiamo proprio all’Inferno e ne usciremo una fermata per volta!»

Lo so, anche io ho provato una certa tristezza, ma il punto è che gli amici, invece di percularla per l’ovvietà appena pronunciata, non avevano capito cosa volesse dire e son rimasti a guardarla in silenzio, con un punto interrogativo sulla faccia.

La poverina ha dovuto spiegare “l’argutissimo” collegamento passo passo:

 Dante (fermata) «–» Caldo «–» Inferno «–» Divina Commedia «–» Dante Alighieri

Loro non hanno capito lo stesso.

Io sono caduto nello sconforto.

Per consolarmi, la mia fantasia ha provato a proiettare sulle pareti del mio cervello l’incipit di 2001: Odissea nello Spazio, ma deve aver apportato qualche modifica, perché gli ominidi, invece di imparare ad usare gli ossi come utensili per cacciare e difendersi, sotto l’influsso del misterioso Monolito Nero, li hanno guardati e se li sono impizzati in culo, morendo di setticemia perché, cercando di estrarli, si sbrindellavano il retto ed il Monolito Nero era uscito senza antibiotici.

Fine del Film.

SEI! (Non ho mai detto che sarei stato coerente.)

Stavo oltrepassando i tornelli della Circumvesuviana, quando ho sentito alle mie spalle:

«Oè, Pashquale! Pashquale! Addò vaje! CON ME! CON ME!»

Era un guardio che si voleva portare un nero che cercava di infilarsi dietro di me.

È stato bruttissimo da scrivere.

Comunque, mi si è scatenato il momento nostalgia ed ho ricordato il Prof. Sgambato, che per non imparare i nomi degli alunni, ci chiamava tutti “Pasquale” o “Carmela”.

Mi rendo conto che non fa ridere.

Ma secondo voi non provo altre emozioni?
E qual è il motivo? Sono un cinico.
Ma non ha occhi un cinico?
Non ha un cinico mani, coda, corna, smegma, difetti,
cronologia piena di siti discutibili, coglioni pieni?
Non si nutre con lo stesso kebab, non viene ferito
dagli stessi spigoli del comodino, non è soggetto agli stessi malepanz,
non guarda Brunetta, Sibilla e Fassina con lo stesso disprezzo di un romantico?
Se abbiamo le emorroidi, noi non sanguiniamo?
Se pestiamo una merda, non iastemiamo?
E se ci fate ascoltare solo Povia, noi non ci vendicheremo?
Se noi siamo come voi in tutto vi assomiglieremo anche in questo.
Se un cinico fa il gioco della ranocchia* ad un romantico, qual è la sua mansuetudine?
Vendetta.
La cattiveria che tu mi insegni io te la chiaverò a culo;
e sarà duro, ma considera pure che ce l’ho più largo.

(Shylock, ti chiedo perdono.)

*: Se volete delucidazioni sul gioco della ranocchia, chiedetemele in privato.

ULTIMO! (A che ci servono i numeri?)

Ero nel vagone con con un Richard Gere asiatico (così zen che non si è mosso per 50 minuti) e con un tipo molto raccomandabile che parlava da solo.

Analizzavo l’ambiente a piene narici, domandandomi se quella puzza di merda che sentivo distintamente, fosse dovuta ai solventi e agli additivi nei materiali plastici dello scompartimento che, a causa del calore, del tempo, delle intemperie, dei detergenti usati per la pulizia degli stessi, del piscio e della merda, si liberavano nell’aria,

o fosse proprio puzza di merda.

Quand’ecco che entrarono in scena una carriata di ragazzini/e in assetto da spiaggia che mi strapparono ai miei interrogativi, annichilendo il fetore di merda con l’acre odore della loro adolescenza.

La mia reazione in questi casi ormai è consolidata:

Spingo ben bene nel condotto uditivo gli auricolari e alzo il volume, in modo che quello che ascolto (…Like Clockwork dei Queen of the Stone Age) possa coprire completamente gli starnazzii, permettendomi di fantasticare su quello che si dicono, con un sorriso da ebete stampato in volto.

Immaginai così, che stessero animatamente discutendo degli influssi che Fahrenheit 451 di Bradbury e 1984 di Orwell avevano avuto su V per Vendetta e dei parallelismi di questo con la Trilogia di Nikopol di Enki Bilal, anch’essa ambientata in un distopico futuro governato da una dittatura fascista e di come quello con i culi di buttiglia più spessi, scassasse la uallera a tutti affermando, con saccenza, che il meglio scrittore di fantascienza fosse Philip K. Dick, con le sue psichedelie filosofeggianti.

Ma proprio quando la cosa si andava facendo interessante, la fantasia andò in frantumi e venni brutalmente riportato alla realtà.

Erano cominciati i selfie.

Guardai una delle fotografe ed era BELLA, di quella bellezza che solo le foto profilo sanno mostrare.

Capelli raccolti, zigomi alti, occhi espressivi incorniciati da Ray-ban a goccia falsissimi, un profilo un po’ alla Roberta Gemma, che terminava con un musso a bucchino con salvagoccia e si apriva in un ampio sorriso con zenca diastema tra gli incisivi, conferendole una vaga somiglianza ad Ornella Muti.

Poi, dal triplomento alla cellulite sui polpacci, solo degrado & devastazione.

Complice anche la postura da sgobbata che aveva assunto, sedendosi di lato tutta sguarrata, la ragazza sembrava un depilato Blanka di Street Fighter con la ginecomastia.

Nonostante la nostra Gessica Blanka avesse gli stinchi e i polpacci glabri e liscissimi, al netto dei grumi di strutto sotto pelle, sfoggiava una prepotente striscia di brune setole sui bicipiti  femorali, proprio a uso puorco, ma il particolare che mi rapì, fu il gemellino morto brufolo che teneva sul fascio posteriore del deltoide sinistro.

Era giallognolo, ma con un capocchione così bianco, ma così bianco che, senza essere biasimabile, chiunque avrebbe potuto tranquillamente fermarla per strada e dirle:

 

«Signorina, le deve essere rimasta della ricotta sulla spalla!»

 

Ne ero ipnotizzato.
Lo vedevo pulsare, muoversi e cambiare colore, come fosse un Leucochloridium paradoxum in una lumaca.

Quasi meglio dell’Hypnorospo.

Lo sentivo nella testa che invocava il mio nome. Voleva che lo schiattassi, liberandolo dalla sua prigione di carne e cigoli e dovetti fare appello a tutto il mio self-control per tenere ferme le mani e riuscire a volgere lo sguardo altrove.

Altrove era il fratellino. Come lo so? Perché Pallucciello doveva essere per forza suo fratello!

Sovrappeso, stesso profilo, stessi occhi, stesso musso a bucchino e stessa zenca tra gli incisivi, però glabro e con la pelle non ancora martoriata dalla pubertà.

Non pensiate che adesso vi darò soddisfazione, sfottendo i ragazzini chiatti come un Siani qualsiasi. Non si fa!

Io poi sono un professionista del settore (seh…) ed ho capito subito di trovarmi di fronte a due casi di ossa grandi congenite, non posso certo condannare tutta la famiglia solo perché, con due figli affetti da questa tremenda patologia, affoga il dolore nei panzarotti fritti nella sugna, anche a colazione.

Quindi me la prenderò con Sylvester Chiattone, un ragazzino che voleva guadagnarsi il titolo di purcigliuccio alfa del treno provando a fare le trazioni con il corrimano, ma che come unico risultato fece abballare la panza fuori dalla maglia, generando il suono di due floride pacche di culo mentre twerkano.

Sarebbe stato fantastico potergli urlare:

«Bravo soldato Lorenz! Tu mi piaci, se vieni a casa ti faccio scopare chella fess e mamm’t!»

Ma non potevo, qualche anno fa forse si, me la sarei cavata con un «Abbuò, so ragazzi» e una curtellata dal cugino, ma non ora che avevo 30 29 anni, perché mi avrebbero ammorbato l’anima, ripetendomi in coro, schifati:

«Non ti vergogni!? Tieni 30 29 anni e ti tiri le tarantelle coi criaturi!»

Certo che, continuando fastidiosamente a ripetermelo per ogni cuollo di cazzo che faccio, andrà a finire che avrò davvero 30 29 anni, da scontare a Poggioreale.

Ma non è tempo di pensarci, in fondo ho ancora 30 29 28 anni.

[RICORDA: NEGARE! NEGARE SEMPRE! CON TUTTO TE STESSO!]

ULTIMO! (Veramente!)

Giungiamo finalmente all’ultima attrazione del circo.

Un bambino con i lineamenti di Tobey Maguire e con lo sguardo, se è possibile, ANCORA più da pesce pigliato con la botta, insieme a sua madre.

Il pargolo aveva un cordone ombelicale invisibile, ma robusto come le catene dei cani di canciello, che lo legava alla mamma.
Non le toglieva n’attimo gli occhi cucciolosi di dosso, sembrava chiedergli il permesso anche per respirare.

Vi si scorgeva un misto di gratitudine per avergli donato la vita e di sacro terrore che potesse togliergliela.

Eros e Thanatos, ma Thanatos con la currea.
Edipo che si acchiappa un liccamusso dalla mamma appena prova ad allungare le mani sulla torta di mele.
Un Chihuahua che si piscia addosso, tremando e scodinzolando, fissando il padrone.
Uno storpio la cui scricch-

E BASTA!

La madre invece aveva l’aria stanca, ma fiera, di una donna che lavora come una bestia da soma, ma trova ancora la pacienza di portare il figlioletto al mare.

Meritava rispetto.

Però indossava una maglia nera con scritto “REGNO DI NAPOLI” e lo stemma dei Borboni, in scala di grigi.

Quindi ciao Rispetto! Ciaooo!

Poi però presi coscienza di essere vestito così:

La sobrietà.

La sobrietà.

Tutto mi fu chiaro.

Quelle erano persone normali, il freak del circo itinerante dei trasporti pubblici di Napoli, ero io.

Oggi solo piccolo freak da serie B, ma un domani sarò un fricchettone che si esibirà nel vero Cirque du Soleil degli umani casi, il più grande palcoscenico di Napoli!

La Cumana!

Perché i sogni son pan di stelle inzuppati in una rassicurante tazza di latte caldo!

Basta n’attimo e diventano una schifosa poltiglia che annuzza ‘nganna.
Lascia perdere.

Per una volta hai ragione, credo che comincerò a vestirmi meglio e continuerò a fare sempre il biglietto…

SEMPRE? Fatte accattà ‘a chi nun te sape, oi rafaniè!

Abbuo’! Non ho capito! Mò pure sul notturno me l’avess fa!?!

Capace in cucina, passabile in corridoio, imbattibile sul divano.
Accompagnatore indefesso, paziente ascoltatore, oratore discreto e supereroe nella norma.
L’autoironia mi ha reso tripolare ed ora non distinguo più la realtà dalla realtà dalla realtà.
̶A̶h̶,̶ ̶h̶o̶ ̶i̶ ̶c̶a̶p̶e̶l̶l̶i̶ ̶c̶h̶e̶ ̶p̶i̶a̶c̶c̶i̶o̶n̶o̶.
Faccio il disadattato part-time, ma nel tempo libero mi dedico al volontariato e cerco di aiutare la mia depressione.
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