Deontologia della barbarie

Referendum: Essi trivellANO!


Tempo di lettura: 19 minuti

NoTriv

#NoTriv? #NoOil? E dai! Poco poco! Faccio piano!

* * *

Domenica 17 Aprile ci sta il coso là, il referendum per le trivelle.

Quello per dire NO! al peRetOlio.

In realtà dice No! più al gaSsS metANO

(HAHAHA! Ho detto ANO! HAHAHA!)

Però non mi sembra il caso di iniziare già in maniera così polemica e stupida, che qua non stiamo mica a Made in Sud! (però mi piacerebbe)

In Teoria si dovrebbe dire SI! anche per dire NO! :

  • al Governo Renzi;
  • alla plutocrazia di sailcazzcosdfjsdfsdkj;
  • alle ali nere dei cormorani;
  • ai veleni e all’inquinamento;
  • al declino delle sirene nell’Adriatico e dei tritoni nello Ionio;
  • ai leggings color carne;
  • alla puzza di fritto nei pub vomeresi;
  • alla Gardnerella vaginalis;
  • e, soprattutto, alla detassazione de la fess della mamma.

Ma si sa, quando la teoria incontra la pratica,
la prima non di rado prende qualche schiaffo.

Se la densissima cortina di fumo multicolore che hanno innalzato (come chi? LORO!), confondendo (intenzionalmente o meno) noi cittadini, fosse composta di gas serra, a quest’ora il problema sarebbe già bello e risolto per il peggio, perché saremmo tutti fottuti, anche se scendesse a darci ‘na mano, surfando dalle nuvole e senza aver ancora preso il caffè per la fretta, il Cristo redentore.

Jesus-facepalm

#PRIMA CHE VI INNERVOSIATE:

Vi faccio il riassunto della MIA posizione, perché, come disse Theron alla Regina Gorgo in “300”, prima di stuprarla:

 

This will not be over quickly. You will not enjoy this. I am not your king.

 

Io sono indeciso se andare e votare NO! oppure astenermi.

La scelta più logica sarebbe la seconda, perché trovo che un referendum non sia lo strumento adatto per una questione così tecnica e specifica, molto marginale per quanto riguarda la tutela ambientale e che invece è stata percepita da molti in maniera errata ed isterica (“Salviamo il Maaaaaaaaaaaaare! Noi teniamo ‘o Soooooole! E i pinguini? Perché nessuno pensa ai pinguini?”) e strumentalizzata da praticamente tutte le opposizioni (e non solo quelle).

Però mi girano terribilmente i coglioni a fare quel che vorrebbe Matteo Renzi.

Lo so, è infantile, ma io con Renzi non ci parlo (anche se questo non fa di me un attivista 5 stelle).
L’unico modo che avrebbe per acquistare la mia fiducia – forse – sarebbe mandarmi un video in alta definizione della fanfaniana Maria Elena Boschi che, coperta solo da una pashmina rossa, ripete ossessivamente, in ginocchio sui ceci per 69 minuti:

«usami Berlinguer scusami Berlinguer scusami Berlinguer scusami Berlinguer scusa»

FORSE.

Inoltre, dopo trent’anni di studi sulle specie del genere Homo, in particolare Homo sapiens, ho capito che l’astensionismo fa leva sulla seconda forza più potente dell’universo, dopo la Vagina:

La Pigrizia.

A differenza della prima, la Pigrizia ha anche il vantaggio di avere effetto su tutti i generi e gli orientamenti sessuali ad oggi conosciuti. Sarebbe un po’ giocare sporco, anche se meno rispetto alle premesse dalle quali è nato e alle maniere in cui è stato presentato ai cittadini.

Quindi, ho deciso che dirimerò l’empasse chiudendomi in una stanza con 5 litri di Pallagrello Rosso,  dando il via ad una roulette russa.
Alla fine di ogni bicchiere, interrogherò i neuroni superstiti finché non troveranno, pur di salvarsi dalla morte per disidratazione, un accordo.

Sicuramente meglio di lanciare una moneta.

#ADESSO DOVETE FARE UNA SCELTA (Si, un’altra!)

a) Schifati dal mio punto di vista, già annoiati dalla mia retorica e, ormai sulla difensiva, per nulla disposti a mettere in discussione le vostre convinzioni, potete chiudere questa scheda del browser e buone cose.

b) Potete addentrarvi nelle mie considerazioni, non di certo definitive e illuminanti, ma per lo meno simbolo del mio sforzo nel cercare di capirci qualcosa, sicuramente maggiore di quello che si son limitati a compiere coloro che han condiviso pensieri come: “Voto Si per salvare il mare”“Voto No per non rimanere senza gas”, “Voto Si/No/Mi astengo perché è la cosa giusta [fine delle argomentazioni].

Nel primo caso, entrerete a far parte di quella categoria a cui si riferisce  Matteo R ogni volta che dice «Non è questo che interessa agli italiani».

Nel secondo, utilizzerete 19 minuti del vostro tempo leggendo, dimostrando di riuscire a carpire informazioni anche se non sono infografiche di 700×700 pixel.

 

#ED ECCOCI QUI…

Cari coraggiosi, io non lo volevo approfondire l’argomento.
Veramente.
Mai come questa volta mi cadevano le palle.

Ma la mole di imprecisioni, strumentalizzazioni, approssimazioni e mistificazioni usate per portare avanti una causa o l’altra mi ha costretto almeno a tentare di capirci qualcosina in più, altrimenti non sarei riuscito più a mantenere nemmeno quel distaccato – ma civile – rapporto di “buongiorno/buonasera” con la mia coscienza.

È come quando la tua donna si sta preparando un panino con la rosetta sulla quale avevi visto degli scarrafoni giocare a incularella, che tu per pigrizia non avevi buttato.

Non puoi tacere.

Ma mica perché le vuoi bene. È che poi potrebbe chiederti di baciarla.
Se si ammalasse, cominciando a scagazzare mefiticamente in tonalità giallo-verdi, ti negherebbe gli orifizi, saresti costretto ad occupartene e, nella malaugurata ipotesi ti scappasse qualcosina sul fatto che SAPEVI, troverebbe il modo di sposarti, inseminarsi di te, divorziare, ottenere l’affido dei figli e gli alimenti.

Tutto senza il tuo consenso, peggio che in “Gone Girl” (lo so, quel film mi ha reso un po’ misogino, ma non si vive di sola misantropia).

 

Gone Girl

«Ti ho incastrato e ti devi stare. Ah, mi devi pure dire che ti piace.»
«Ok.»
«E poi?»
«Thank you mistress.»

Perché se l’Amore vince sempre, l’Odio quasi. 

Come ci insegna il nostro barman Charles B, l’Odio vero si prepara così:

  • 2/3 Del nostro Amore;
  • 1/6 Del nostro Sangue;
  • 1/6 Del nostro Sonno;
  • Una spruzzata della nostra salute;
  • Una goccia di Angostura (aggiunta mia, per quelli a cui piace più amaro).

 

#IL TESTO OGGETTO DEL REFERENDUM

Da un punto di vista grammaticale, la cosa è di una semplicità disarmante.
Il referendum si propone di cambiare una singola frase nel comma 17 dell’articolo 6 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152:

«I titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale.»

Diventerebbe:

«I titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi.»

Chest’è.

Questo giochetto, costerà allo Stato (il cattivone che si ciuccia le VOSTRE tasse, che tanto io non le pago, so’ disoccupato! Fuck the System!!!11!) circa 350 milioni di euro (dicono i giornali), valore ironicamente vicino al gettito totale per la produzione degli idrocarburi, anche noto come Queste cazzo di Royalties”. 

È poco? È tanto? Boh.

Ma a noi che ce ne fotte, alla peggio andremo a fare gli scrutatori, abbuscandoci ‘na bella cienteuro, che sempre so’ soldi.

Se volessimo a questo punto fare un dibattito serio e approfondito su tutte le implicazioni giuridiche, economiche e tecniche e sulla Strategia Energetica Nazionale, oltre ad avere sei lauree in ambiti diversi (ma chi non ne ha almeno otto?), cominciando l’altro ieri, finiremmo di parlarne all’incirca due settimane prima che si spegnesse il Sole, quindi, col fotovoltaico compromesso, ci ritroveremmo comunque a non aver accocchiato manco il cazzo.

Lungi da me voler criticare il sottoporre, con un referendum, un quesito tanto tecnico a degli inermi e inconsapevoli cittadini, che solitamente:

  • degli idrocarburi sanno che si studiano a sQuola;
  • del petrolio, che è quello che quando finisce non si possono più fare le pusteggie durante la ricerca del parcheggio a via Aniello Falcone;
  • del metano, che è quello che rende possibile appicciarsi le perete con l’accendino e, non per fare il saputello, ma è pure lo stesso che alimenta la fiammella dello stesso accendino con il quale si appicciano. A meno che non sia uno zippo, nel qual caso è il petrolio di cui prima.

Per Bacco! Mi son confuso! Era esattamente quel che volevo criticare!

#COSA NON CAMBIA COMUNQUE

  • Sono possibili nuove concessioni, nuovi pozzi/piattaforme per la coltivazione di idrocarburi, la prospezione e l’esplorazione, sia sulla terraferma che in mare, oltre le 12 miglia.
  • Restano fissate le aliquote (“royalties”) sulla resa per il gas naturale e il petrolio estratti in mare, rispettivamente al 7% e al 10% e la franchigia.
    (Sono alte? Sono basse? Sono magre? Sono grasse? Lo vedremo dopo. Ma poi che ve ne fotte, se non è oggetto di referendum?)
  • Sono sempre assicurate le attività di manutenzione finalizzate all’adeguamento tecnologico necessario alla sicurezza degli impianti e alla tutela dell’ambiente, nonché le operazioni finali di ripristino ambientale a carico del concessionario.
  • Sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi* nelle zone di mare protette e in quelle poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree protette.
*: Potrebbe essere possibile (non è chiarissimo) aprire nuovi pozzi/piattaforme per le concessioni che lo prevedevano al momento del rilascio, nel numero indicato dalle stesse (in soldoni, se avevo il permesso per 10 piattaforme in una data zona e nel frattempo ne ho realizzate solo 7, potrebbe essere possibile aprirne altre 3).

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#QUALI E QUANTI SONO GLI OGGETTI INTERESSATI DALLA MODIFICA

Le piattaforme marine entro le 12 miglia, in iTalia sono 92:

  • 8 sono non operative, alcune perché soggette ad accertamenti sulla non sussistenza di rischi, una in attesa di smantellamento e alcune in attesa della concessione, già richiesta svariati anni or sono;
  • 5 sono strutture di supporto;
  • 31 non sono eroganti;
  • 48 sono operative ed eroganti;

Di queste, 39 estraggono gas naturale e solo 9 petrolio.

Queste piattaforme sono autorizzate da 9 concessioni,  la cui autorizzazione è già scaduta, ne è stata chiesta la proroga da anni,  nei tempi di legge, ma non è ancora stata rilasciata. È ragionevole pensare che, indipendentemente dall’esito del referendum, queste proroghe verranno concesse, in quanto l’istanza è stata depositata quando vigeva ancora la vecchia normativa.

Altre 17 concessioni scadranno tra il 2017 e il 2027.

Possiamo avere una misura chiara dell’impatto di queste strutture sul nostro fabbisogno nazionale, leggendo questa tabella di wikipedia, con i dati raccolti dal sito del Ministero dello Sviluppo e dell’Unione Petrolifera (ci sono altri dati in giro che differiscono di qualche decimale, ma l’ordine di grandezza è lo stesso):

Tab4

Senza stare a spaccare le percentuali, la produzione totale (su terra e in mare, entro e oltre le 12 miglia) di gas naturale e petrolio, copre circa il 10% (poco più per il gas, poco meno per il petrolio) del consumo nazionale.

Più del 70% della richiesta di energia primaria italiana è coperta dai combustibili fossili, mentre le rinnovabili ne coprono il 17,3%, ed è pure un dato relativamente buono, il resto probabilmente è coperto dal moto indotto da figa, fonte di energia potentissima ma ancora sottoutilizzata nel belpaese. Miglioreremo.

Risulta CHIARO e CRISTALLINO quanto la questione sia marginale e che, nel caso di vittoria del “SI”, non ci sia comunque alcun rischio di rimanere senza benzina per farsi i giri in piazza o senza il metano per metter su la moka, nonostante i toni allarmistici di qualcuno.

Parliamo di un 2,27% e di uno 0,91% di produzione annua,  che scomparirebbero progressivamente solo nell’arco di una decina d’anni.

D’altro canto, è evidente come anche il valore del referendum nell’ottica dello “Stop alle Trivelle” sia praticamente risibile.

Insomma, non avrà effetti positivi e a breve termine sull’ambiente; non avrà alcun effetto diretto sulla spinta alle rinnovabili; causerà perdite trascurabili per l’Erario; intaccherà in maniera solo marginale l’indipendenza energetica, dando però qualche perdita economica al comparto Oil&Gas italiano.

Sono fermamente convinto e fiducioso che questi pochi punti percentuali rispetto ai consumi nazionali, possano essere tranquillamente assorbiti e neutralizzati, da qui al 2027, dall’incremento delle rinnovabili – per quanto concerne la quota di energia elettrica – e dall’ottimizzazione e riduzione dei consumi, per quanto riguarda il resto (riscaldamento, industria e trasporti).

È chiaro che per raggiungere tali obbiettivi c’è bisogno che il Governo continui ad investire sulle rinnovabili invece di rallentare, come sembra stia facendo, ma sarebbe il caso anche che noi cominciassimo a renderci conto che i consumi domestici e per i trasporto hanno il loro impatto.
Non è un caso, per esempio, che i picchi di consumo di elettricità si rilevino d’Estate, quando abusiamo di condizionatori.

Rinunciare ai 20° il 15 di Agosto, ai 30° il 15 Gennaio e al SUV, pure se Euro6, potrebbero essere scelte sagge, non necessariamente da hippie ed avere un’utilità forse maggiore rispetto alle conseguenze pratiche della scelta a cui siam chiamati il 17 Aprile.

La domanda seria che mi sale a questo punto però è n’altra:

Perché, con un 70% di energia ricavata da idrocarburi, di cui 9/10 importati, vogliamo andare a ledere quel 2,27% e quello 0,91%?

Che senso ha?

Possiamo benissimo ridurre l’uso di combustibili fossili – DOBBIAMO farlo – e tagliare la quota di idrocarburi importata, preferendo quello prodotto in loco, perché:

  • È estratto da aziende tassate in Italia, tra le quali principalmente ENI (di cui lo Stato è azionista del 30% e con poteri speciali, che culo!)
  • Offre posti di lavoro in Italia, sia direttamente che con l’indotto. Che siano 7 o 7 milioni non conta, meglio qui che all’estero no?
  • Nonostante una quota del petrolio estratto venga esportato (il gas invece è tutto per il consumo nazionale), è lecito pensare che per motivi logistici ed economici, abbia un prezzo più conveniente per noi rispetto a quello estero. Che cazzo, il discorso della filiera corta vale solo per gli ortaggi e la frutta?
  • Non ci espone a problemi di approvvigionamento causa instabilità politiche dei paesi dai quali importiamo (Russia, Algeria, Libia).
  • Deve sottostare alla legge italiana e ne possiamo verificare e controllare la sicurezza e l’impatto sull’ambiente.

Perché essere così masochisti da intaccare PRIMA la produzione interna e POI quella estera?
INTACCHIAMOLA, MORTIFICHIAMOLA, PUNIAMOLA, AZZERIAMOLA, ma potremmo cominciare da quella estera, per favore?

Ricordiamoci inoltre che una riduzione delle estrazioni non implica direttamente una riduzione dei consumi, casomai il contrario.

# I POSTI DI LAVORO

Emiliano, presidente della Regione Puglia, tra i promotori del referendum, sostiene che se ne perderebbero 70, altri, detrattori, che se ne perderebbero 7000, forse 15000.

Mi sembrano entrambe due posizioni rispettabilissime (che le opinioni son sacre, ci si deve credere per dogma) e, soprattutto, chiaramente conciliabili, che saranno un paio di zeri, in fondo?

Peccato che io dei posti di lavoro me ne sbatta il cazzo.

Il Lavoro è una cosa brutta.
Stanca.

Questo non dipende solo dal mio genoma meridionale, grazie al quale so bene che

Lavoro=Fatica;

ma anche da un altro paio di fattori.

«Il Lavoro rende liberi.»

Era scritto su dei famosi cancelli di un campo di lavoro dove il gas veniva usato non per produrre energia, bensì per cucinare deportati.

Quindi non mi fido.

Inoltre, come recita il celebre articolo primo della Costituzione:

«L’Italia è una repuBLAH BLAH BLAH sul Lavoro.»

 

Lo formulò Amintore Fanfani. Lo sapete tutti chi è.
Quello che piace a Maria Elena.
Famoso politico della Democrazia Cristiana, ricordato dalla Storia per tanti motivi, sia belli che brutti (per esempio quello di essere stato uno dei firmatari del Manifesto Della Razza).

Ma non voglio farne una questione politica (mica è un referendum!), quindi dirò che io, Fanfani, lo ricordo per questi motivi apolitici:

  • “Amintore” è un nome di forte tendenza. Una volta da piccolo avevo un gatto nero, l’avevo chiamato “Aurelio”, ma solo perché ancora non conoscevo il nome “Amintore”.
    Maro’, vi immaginate quant foss’ stato bell’? «Amintoreee! Micio micio!» Il mio prossimo gatto lo chiamerò così.
    In tutti i modi, i gatti neri ci riportano al secondo motivo.
  • Fanfani fece parte di tutti e tre i Governi Moro. Fu l’unico a cercare la trattativa con i sequestratori, quando egli fu rapito.
    Poi Aldo Moro venne ucciso.
    Le idee storico-economiche di Fanfani sulla genesi del Capitalismo erano molto apprezzate dai cattolici statunitensi, in particolar modo da John Kennedy, cosa che egli stesso affermò alla convention democratica del 1956 a Chicago, riconoscendo nei suoi scritti uno dei motivi per i quali era entrato in politica.
    Poi Kennedy fu assassinato.
    Ora, non vorrei dirlo, ma secondo me Fanfani porta un poco poco sfiga.
    Visto che l’ha formulato lui, è quasi un bene che il primo articolo della Costituzione non conti niente.

#UNA MOTIVAZIONE SINCERA E CONDIVISIBILE PER IL “SI!”

Un punto sensato e sincero sul perché sia importante votare “SI”, ce lo offre Alberto Bellini:

«Il referendum è uno strumento per chiedere una revisione della Sistema Energetico Nazionale, in modo improprio, non lo nego, ma fino ad ora i governi sono stati sordi alle richieste di revisione.»

Viva la sincerità.

Si sta facendo un uso improprio di uno strumento, CON LA SPERANZA DI spostare la Strategia Energetica Nazionale ancora di più verso le rinnovabili (verso le quali è già spostata, ma tutti ci auguriamo che la spinta e gli investimenti in tal senso aumentino, piuttosto che diminuire).

Ciò equivale, grossomodo, a prendere il caffè amaro, nella speranza di aprire un dibattito sull’uso dei condimenti e che questo porti poi a ridurre l’uso di sale sull’insalata, perché tutti sappiamo che l’eccesso di sale nell’alimentazione è un fattore di rischio per l’ipertensione.

Ha poco senso, visto che è già difficile far rispettare le scelte referendarie dirette, figuriamoci le strumentalizzazioni, con un Governo già sordo sulla questione, ma almeno è una sincera e in parte condivisibile posizione ideologica.

#ALCUNE CRITICITA’ DI ALFONSO

Alfonso Pecoraro Scanio, sempre attento all’ambiente, martedì 13 Aprile ha espresso alcune ragioni per il SI! in un intervento su Radio Radicale.

Lo ascoltavo mentre mi districavo tra venditori di cazettini, merde di cane e brutti pensieri e, apparentemente, mi sono sembrate interessanti.

Però parliamo dello stesso Alfonso che nel 2007 ha firmato il decreto di valutazione di impatto ambientale della trivellazione per il pozzo di Ombrina Mare, uno tra quelli interessati.

Ma vabbe’, so passati nove anni, c’è gente che in molto meno cambia persino sesso, schieramento politico e squadra del cuore.

Possiamo riassumerli così:

  • Le aziende che estraggono i nostri idrocarburi ci fanno profitto e le royalties che pagano per la concessione sono troppo basse.
  • Le pagano solo sulle quote eccedenti una franchigia, possono quindi artificialmente estrarre poco per non pagare nulla.
  • Anche se vige l’obbligo di ripristino dei siti a concessione terminata, con la stessa legata ad un termine non definito strettamente – “vita utile del giacimento” – i petrolieri possono decidere quando un pozzo è esaurito, prolungando indefinitamente la durata della concessione e ritardando all’infinito il ripristino del sito.

Per fare luce – flebile e tremante – su questi punti, ci toccherà parlare de

#LE TASSE!

Negli ultimi giorni le “informazioni” circolate in rete, nei bar, sui giornali e nei commenti dei passanti hanno fatto dell’argomento un ginepraio dal quale è impossibile uscirne sani di mente, per fortuna la cosa non mi spaventa, che ho poco da perdere.

«Alla fine, queste royalties sugli idrocarburi in Italia, sono basse?»
«Regaliamo davvero il petrolio in cambio di pochi spiccioli?»
«Davvero da noi si paga solo il 10% e in Norvegia l’80% di qualcosa? »

Sarebbe fantastico se la risposta fosse semplice e universale, ma non è così.

Il regime di tassazione in Italia si basa su due componenti (sto semplificando ai limiti di un paliatone da parte di un commercialista):

  • Le royalties sui ricavi;
  • la tassazione fiscale generica  per le aziende (IREP, IRES, Robin tax, almeno prima che fosse dichiarata incostituzionale, ecc ecc.)

Negli altri stati non è sempre così, andrebbe valutato caso per caso, ma sono solo un po’ pazzo, non tanto coglione da mettermi a farlo.

Aiutandomi con i potenti mezzi della tecnica, ecco ‘na tabella bellassai.

Tab3

In sostanza, le sole royalties, oscillano tra il 7% e il 10% dei ricavi (che è tutto il valore della produzione, senza detrarre le spese), al di sopra della franchigia.

Poi c’è il resto della pressione fiscale, per quello chiedete al commercialista.

La Norvegia le royalties le ha proprio abolite (quindi in Italia sono altissime rispetto a zeroooo!!!11!), però, oltre alla normale tassazione, ha una altissima tassa specifica per il Gas&Oil, che pesa per il 50% sul reddito (non sui ricavi!), dal quale però si possono detrarre molti più costi che in Italia, ma non infiliamoci in questo discorso.

Il punto è che paragonare i numeri brutalmente è il solito, fuorviante, confrontare le pere con le mele.

Se volete approfondire, chiedete al commercialista o LEGGETEVI QUESTO DOCUMENTO elaborato da Nomisma su dati di Ernst & Young.

Vi estrapolo due grafici, perché lo so che sentite la mancanza delle infografiche.

Tab1

 

Tab2

Lo so.

I dati non sono aggiornatissimi, ma se volete potete leggervi la “Global Oil and Gas Guide 2015” di Ernst&Young,  701 pagine, con i regimi di tassazione sugli idrocarburi di tutto il mondo conosciuto.

Io passo, perché il mio masochismo ha dei limiti.

Dovrebbe comunque bastare a capire che SI, abbiamo una pressione fiscale più bassa rispetto ad alcuni paesi, più alta rispetto ad altri, ma non per questo siam diventati un paradiso fiscale per i petrolieri e la franchigia abbatte i costi per incentivare i piccoli impianti, non certo regala automaticamente soldi.

Non so se sia giusto o meno, è una scelta di politica economica, che tra l’altro c’è da tantissimi anni, non si è scoperto adesso.

Io li farei pagare di più, perché amo il sangue.

Ma cosa ce ne importa poi a noi, visto che non è argomento del referendum e, potremo votare “Si/No/Forse/Vaffanculo/Mi tengo a tua Mamma!” senza che questo cambi minimamente le cose?

Vogliamo aprire il dibattito?

Va bene, ma che lo facciano pure in Parlamento, perché le leggi in materia fiscale non le faccio io da casa o noi, tutti insieme appassionatamente, con un referendum abrogativo.

#RIPRISTINO DEI SITI E VITA UTILE DEI GIACIMENTI

Ho tentato di capire come funziona la produzione di idrocarburi leggiucchiando roba qui e lì, durando pochissimo.
Ho provato a leggere i commenti di qualcuno del ramo che tentava di spiegarla in maniera semplice.
Non è andata meglio, invero non c’ho capito quasi un cazzo, l’argomento richiede delle capacità e delle conoscenze che, sinceramente, non ho.

Sperando di non dire una mole immane di cazzate, posso provarne ad esprimere però, non i procedimenti, ma i risultati.

Nonostante ogni volta che pensiamo alla produzione di metano ci venga in mente la pasta e fagioli di nonna e,

nonostante tutte le volte che pensiamo all’estrazione del greggio, le aspettative pompate di Hollywood ci portino alla mente la storia di un giovane underdog che, ereditando un terreno da un lontano zio in Texas, dopo essersi rifiutato di venderlo ad un viscido magnate, finirà per trovare la sua fortuna e il suo riscatto, quando, dopo aver scavato un buco nella terra con pala e piccone, vedrà sgorgare da esso l’oro nero,

la realtà è cosa altra.

Non solo perché siamo in mare e nel 2016.

Comunque, senza dilungarmi, una volta trovato il giacimento e fatto il pozzo, durante le prove di produzione e la produzione del primo anno, si ricava la cosidetta “Legge di produzione del pozzo”, che fornisce un’indicazione della velocità di pompaggio ottimale e della vita utile di quel pozzo, mantenendo costanti le altre condizioni. Per svariati motivi fisici e geologici che non ho capito – figuriamoci quindi se ve li posso spiegare! – tale legge non è precisa per il gas naturale, perché solitamente sottostima la vita utile del giacimento.

Il dato importante è che c’è una velocità ottimale di pompaggio, al di sotto della quale, entro certi range, l’attività può andare incontro a problemi, diventare meno efficiente e progressivamente meno profittevole, al punto di non valere più l’investimento.

Discorso analogo per l’interruzione dell’erogazione. Chiaramente si può fare e si fa in genere quando continuare l’attività è antieconomico, ma è comunque un atto critico e il successivo riavvio del pozzo è un’operazione che, in base ai casi, può essere non semplice ed ha comunque un costo non trascurabile, che può arrivare a compromettere anche la fattibilità economica della riapertura stessa.

Diciamo che il teorico “trucco” dello sfruttare la franchigia per non pagare l’aliquota del 10%, funziona per quei pozzi che già operano con un velocità di pompaggio ottimale per quelle rese sotto franchigia o che si avvicinano inevitabilmente a fine vita, ma comunque dobbiamo ricordarci che sottostanno alla normale tassazione fiscale.

Per quanto riguarda i fondi per il ripristino, è da considerare che, come previsto da legge mineraria, sono indicizzati e rivalutati ogni anno, garantiti obbligatoriamente da un apposito fondo di abbandono, che ogni concessionario è tenuto ad accantonare di anno in anno e ad utilizzare nel momento della dismissioni effettive, proprio per garantire che anche in caso di bancarotta, un’azienda possa far fronte a quei costi.

Non sembra essere meramente un problema di costi, potrebbe essere però un problema di tempi.

Nonostante “la vita utile del giacimento” non sia poi un termine prorogabile all’infinito come si poteva pensare, è ASSOLUTAMENTE vero che è un termine non precisamente definito e che crea delle ambiguità, anche perché il legislatore non ha fornito riferimenti a come questa debba essere valutata e da chi.

Questo, a mio avviso, è un reale punto critico della normativa in esame, ed è proprio uno dei motivi per i quali il quesito referendario è stato ritenuto valido dalla Corte Costituzionale.

Con tutta la mia ignoranza, credo che avrebbe aiutato aggiungere un termine massimo di durata, per evitare il problema dell’ambiguità, mantenendo comunque la semplificazione, forse obbiettivo della norma.

qualcosa del tipo «I titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento ma non oltre il limite massimo di … anni» avrebbe fatto troppo schifo?

#COME È NATO IL REFERENDUM

Se volete approfondire è spiegato qui, su Wikipedia.

Comincio a sfasteriarmi.

In breve, l’iniziativa referendaria è nata da 9 regioni (inizialmente 10, poi l’Abruzzo c’ha ripensato), di cui 8 a maggioranza di centro-sinistra, su proposta di due organizzazioni ambientaliste.

In origine c’erano 6 quesiti, poi come ci insegna Christopher Lambert in Highlander, ne è rimasto uno solo, quello di cui abbiam parlato, perché gli altri son stati neutralizzati da delle modifiche del Governo.

Nella pratica, il dubbio che sia solo il pretesto per un braccio di ferro Regioni-Governo sui tentativi di questo di ridimensionare l’autonomia e il potere delle regioni sulla gestione delle prospezioni, esplorazioni e coltivazioni di idrocarburi, è molto più che forte.

#COME È STATO SFRUTTATO

Seguendo l’ispirazione datami da Marco Cattaneo posso dirvi che è stato sfruttato così:

Larghe Intese.

Larghe Intese.

 

Praticamente, per la prima volta nella Storia, quasi tutte le forze politiche non in maggioranza, compresi i Vescovi, i Fascisti le Destre, le Sinistre, i Forzisti, i Leghisti e… i M5Sisti? E molti altri,  sono tutti d’accordo su qualcosa, almeno a slogan.

Pure Civati.

Ah, se solo avessero fatto delle proposte in parlamento…

Per una volta potrebbero avere ragione loro.

OPPURE

Potrebbero essere sempre la solita mandria di opportunisti, che ha colto la possibilità di mettersi in vetrina, per raccattare qualche consenso facile mentre fanno le prove tecniche per le Amministrative e facendolo, per pura botta di culo, possono anche cacare il cazzo al Governo Renzi (che merita questo ed altro eh!)

Dal canto suo, quest’ultimo non ha lesinato cavolate e, facendo di necessità virtù, sta approfittando della situazione per misurarsi la palla e usare il clamore per schermare altri provvedimenti più importanti (mai sentito parlare di riforme costituzionali?)

La conseguenza sicura del referendum sarà che, indipendentemente dal risultato, ormai la responsabilità sarà stata scaricata su dei cittadini che non avevano la giusta consapevolezza sull’argomento, ma comunque, in futuro, oltre ad evitare la questione con qualche sotterfugio, ci saranno sempre quelli che, rigirando la frittata un elevato numero di volte, potranno dire che stanno agendo “per rispettare la volontà popolare”.

Ci stanno infilando un braccio nell’intestino per scatenarci risposte di pancia a domande poste male, trasformandoci in marionette, strumenti facili da usare per pararsi il culo.

Insomma, è come se dei genitori (biologici, adottivi, surrogati, fate un po’ voi…) nel mezzo di una lite, chiedessero al loro figlioletto di otto anni:

«A chi vuoi più bene, a mamma o a papà?»

 

Sappiamo bene che per dei genitori così inetti da fare una domanda così stupida, può esserci una sola risposta, questa:

 * * *

«A PIPPO BAUDO!»

Capace in cucina, passabile in corridoio, imbattibile sul divano.
Accompagnatore indefesso, paziente ascoltatore, oratore discreto e supereroe nella norma.
L’autoironia mi ha reso tripolare ed ora non distinguo più la realtà dalla realtà dalla realtà.
̶A̶h̶,̶ ̶h̶o̶ ̶i̶ ̶c̶a̶p̶e̶l̶l̶i̶ ̶c̶h̶e̶ ̶p̶i̶a̶c̶c̶i̶o̶n̶o̶.
Faccio il disadattato part-time, ma nel tempo libero mi dedico al volontariato e cerco di aiutare la mia depressione.
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