Deontologia della barbarie

Yoni: Birra alla vagina.


Tempo di lettura: 8 minuti

State calm-

 

Alexandra Brandilova

Bottled Instinct: Sour ale vaginal beer.

CALMI!

Evitiamo battutine e commenti cretini.

Quella del deodorante per fica al gusto di arancia la sappiamo tutti, dalle elementari.

Quella sulla mela al sapore di figa è repertorio di Silvio Berlusconi.

Lo yogurt con lo sperma non si può fare. Quello equosolidale-fattincasa-a Km zero al gusto “Ananas e Noci” non è yogurt, ma dove c’è gusto non c’è perdenza.
Io non vi giudico.

In compenso, la realtà – con scioltezza – piscia in mano alla fantasia e ci rovina battute e chiacchiere da bar:

  • Il Viagra bloccherebbe la trasmissione della malaria.
    Ironicamente, il Plasmodium falciparum punta sulla barzottaggine deformabilità dei globuli rossi infetti per la sua diffusione, ma il Viagra li fa intostare – non è una battuta! – e, una volta irrigiditi, verrebbero filtrati dalla milza senza finire in bocca alla nostra cara zanzara Anopheles, suo vettore.

Questo ci insegna che, nel formulare una cazzata dobbiamo stare attenti, perché essa potrebbe rivelarsi vera!

D’altronde, copioso fu il riso suscitato dall’affermare che la Terra non fosse piatta, forse anche più di quello di coloro a cui dico, scherzando, di tenermi la mamma.

Basta coglionerie però!

Siamo caldissimi di amministrative, quindi volgarità, cretinaggine e banalità lasciamole a loro, che stanno scarsi:

 

 

Uno dei tre è un falso. Si, ma quale?

Uno dei tre è un falso. Si, ma quale?

 

Qui solo cose serissime: BIRRA GUSTO FICA!

 

 

Bottled Instinct sarebbe una sour ale al gusto della (notevole) vagina di Alexandra BrendlovaGli ideatori e promotori delle campagna di crowdfunding – The Order of Yoni – al netto di qualche iperbole e sineddoche nel definire questa birra “quintessenza della femminilità”, quando al massimo avrà una nota acidula riconducibile al sapore della fessa della Brendlova (o ad altre decine di alimenti), hanno adottato uno stile di comunicazione accattivante, malizioso e decisamente bucchiniello.

Nome orientaleggiante, leva sulla curiosità e sulla vasta tradizione brassicola ed un sempreverde bestseller: la fessa.

#Il nome: Yoni.

“Yoni” in sanscrito indica i genitali femminili, sia anatomicamente che simbolicamente, come rappresentazione della Madre Celeste, Shakti. Il corrispettivo maschile è Lingam. Sono rappresentati così:

 

Yoni & Lingam

Dall’alto:
– Yoni.
– Yoni e Lingam compenetrati.
– Yoni scolpito nel letto di un fiume, assediato da Lingam.

Si evince che le femmine sanscrite sono pietre e i maschi ce l’han poco più grande di un clitoride ma, nonostante questo e la scarsità di donne, si divertono lo stesso organizzando simpatiche orge con la regola del “cinque dentro e cinque fuori che aspettano pazientemente il cambio”.

Grande popolo quello sanscrito, di che si lamentavano ‘sti marò, vallo a capire!

In tutti i modi, la scelta del nome è vincente per vari motivi:

  • In quanto orientale, catalizza l’attenzione delle annoiate giovani mogli quarantaduenni avvezze a consumare esotici e afrodisiaci alimenti medicamentosi per l’anima e per il corpo (“l’ho letto su internet!”), ad imparare il burlesque, a diventare buddhiste e a fare yoga con le campane tibetane col solo obbiettivo di ravvivare la loro vita sessuale, e fanno bene! Se devono essere pallose pure le scopate con l’amante, tanto valeva farle col marito, che in fondo è sempre colui che paga i viaggi in India quando devono andare alla ricerca di loro stesse.
  • Indicando rispettosamente il divino archetipo femminile, c’è la possibilità che possa stemperare le grida che le femministe cretine lanceranno sicuramente, accusandoli di sessismo. Quelle intelligenti, per definizione, non si preoccupano di ‘ste strunzat’.

Per pura casualità, sta circolando sui rotocalchi digitali, da Dagospia a L’Osservatore Romano,  la curiosa notizia di donne britanniche che pagano fino a 300 sterline per sedute di massaggio tantrico Yoni (vaginale).

Anche in questo caso, marketing da manuale:

  • Qualcosa di orientale;
  • l’imperitura “vagina” (che insieme a “Dimensione del pene”, è l’argomento che macina più visualizzazioni);
  • il sempre attuale e mai trascurato aspetto economico della faccenda;
  • L’Inghilterra, la magica Albione dove sognare di aprirsi una cupcakeria-libreria-blog con vista Hyde Park, gatti come camerieri e modelli di Abercrombie che leggono libri,
    rigorosamente nudi.

Facezie del genere sono infotainment e servono a fornirci futili argomenti di conversazione, come nella seguente storia vera(mente) inventata:

West Pignasecca, District of Montesantown. Imbrunire.

Mari è una giovane madre quarantaduenne protagonista del suo tempo. Dopo aver messo a lievitare l’impasto per la pizza fritta da fare al marito allorquando tornerà dal calcetto, decide di fumarsi una bella maBBoro tAch per rilassarsi e ritrovare se stessa, così, si sporge sognante dalla finestrella che dalla sua cucina affaccia direttamente nel salotto buono di Rosaria, sua analoga.

«Rosaaaria! È sentut?»

«’O TaRrAMoT?!?»

«No-Oh! All’Inghilterra c’è una nuova moDa! ‘E femmn’ pagano trecient’euro per “il massaggio va-gi-na-le”. Trecient’euro p’ ‘na maniata ‘e fessa! Mo’ che ‘ossap mio marito ‘m cercarrà ‘e sord! AHAHAH!»

«Mammamà Meri! Speramm’ ‘ca nun se n’addona tuo marito, ije me pigliavo pure pagato!»

Così, innocentemente, Mari seppe che suo marito non andava proprio sempre al calcetto.

* * *

# La tradizione brassicola.

Se l’idea di questa vaginal beer vi sembra curiosa o vi fa schifo, dovete ricredervi: ci sono migliaia di stili di birra – e continue sperimentazioni – che usano gli ingredienti e le procedure più improbabili, con risultati spesso sorprendenti.

Inoltre, già da qualche anno, microbirrifici e birre artigianali la fanno da padroni nel far bagnare i radical chic, quindi, se un tempo noi consumatori di birra eravamo etichettati alla stregua di un qualsiasi muratore slavo, oggi, quando il nostro interlocutore è abbastanza ignorante (e le probabilità che lo sia sono a favore) e sappiamo giocarcela, possiamo apparire raffinatissimi sommelier e degustatori di delicatessen anche sorseggiando una Raffo tiepida.

Tralasciando i cervi focosi, senza pretese di completezza, eccovi qualche bizzarria che ho bevuto personalmente:

  • Una Imperial Russian Stout torbata, con note di carbone così pronunciate da mettermi, sulle prime, davvero in difficoltà ma, per fortuna, sull’ultima stavo comunque tutto ‘mbriaco;
  • Una Oyster Stout con ostriche bretoni e telline del litorale di Anzio. Era buona. Se la cosa non vi sorprende, a me invece sorprende tantissimo, perché schifo tremendamente i molluschi;
  • Una Lambic, che si ottiene per fermentazione spontanea. In pratica il mosto viene lasciato all’aperto e fermentato da batteri e lieviti selvatici, come viene viene, di fatti ogni bottiglia è caratteristica. La mia era acidula, con sentori metallici e l’aroma dei succhi gastrici appena vomitati. Non fu difficile berla, perché l’avevo pagata quindici euro, porcodio.

Col vino la musica non cambia poi molto: sappiamo, grazie ad una fichissima ricerca di Duccio Cavalieri, che i lieviti che fermentano l’uva vengono trasportati sugli acini dalle vespe, dopo aver passato l’inverno ad ibridarsi (cfr: scopare) nei loro intestini.

Nonna però mi ha sempre detto di non bere a stomaco vuoto, quindi ecco a voi, dalle sapienti mani di Zoe Stavri, del croccante pane fatto in casa con lievito naturale vaginale (se avete una candidosi, lievita meglio!) da accompagnare allo stuolo di formaggi della Dottoressa Christina Agapakis, fatti con batteri umani prelevati da ascelle, narici, ombelico e… non poniamo limiti alla fantasia!

Colichette? Gonfiore addominale? Meteorismo? Vai di probiotici a base di Lactobacillus reuteri Lactobacillus acidophilus!

Di nuovo sete? Stappate una dissetante Berliner Weisse! Uno tra gli svariati stili che utilizzano anche batteri del genere Lactobacillus per dare note acidule.

Insomma, i batteri lattici si usano ovunque e indovinate un po’ da cosa è composta l’utilissima flora (o fauna, per le più smaliziate) batterica vaginale di una donna sana?
Esatto! Quasi completamente dal genere Lactobacillus, tra i quali primeggia proprio il L. acidophilus. Alla fin fine, questa vaginal beer, non sembra così strana, nevvero?

* * * Kiwi per il sociale * * *

Care bimbe, l’igiene intima è importante, rimuovete quindi il sivo e le feline, ma usate sempre saponi leggermente acidi e non eccedete con i bidet! Una volta obliterata la vostra benefica flora lattica, aprirete le cosce non solo a sconosciuti, ma anche ad infezioni a carico di Gardnerella vaginalis e Candida albicans! A quel punto, dalla vostra farfallina non verranno più fuori fragranti pani e pesci, frizzanti birre e altri deliziosi manicaretti, ma solo tanfo di pesce decomposto e ricottina avariata.

#La Cosa in sé.

 

Fessa e cuor - Cunt 'n' heart

C’è poco da aggiungere, Essa è l’ossessione che risparmia solo maschi omosessuali e gli asessuali, che però vantano sempre eccelse menti tra le loro fila:

Si ritiene che Isaac Newton fosse asessuale ed è proprio grazie a ciò che ha potuto trascurare gli effetti della forza di attrazione più potente dell’universo, riuscendo poi a definire la legge di gravitazione universale.

Voci simili su Immanuel Kant, ma, onestamente, credo fosse solo timido è che il suo “noumeno” fosse solo una delicatissima metafora.

Long story short, teniamo sempre la fessa in bocca in senso figurato, ma anche in senso letterale (almeno a parole).

Quest’ossessione ci incatena a sé già da bambini, inizialmente più per il ricordo ancora caldo (e umido) di quella dalla quale siamo usciti, che non per la rattusamma lascivia verso quelle che vorremmo esplorare con mani avventurose e bocche piene di meraviglia.

Non deve stupire quindi che sia un caposaldo del marketing, in grado di facilitare la vendita di qualsiasi – ripeto – QUALSIASI cosa.

#Purtroppo però…

La campagna è fallita e difficilmente questo prodotto vedrà la luce.

Capisco che ci si può sempre abbeverare alla fonte primigena e stapparsi una birra, ma NON CONTEMPORANEAMENTE (la bocca è una, di solito)!
A meno di trovare una donna così collaborativa da farsela versare in vagina, ma poi ci sarebbe il rischio che in ella cresca l’interesse per la bottiglia a nostro discapito. Potrebbe anche fare troppa schiuma.

Sono devastato. Avrei volentieri fatto il rivenditore e lo slogan era già pronto:

«Di birra e di fregna, il baffo si impregna!
Da oggi con un’unico prodotto, da gustare in ogni momento!
Anche in quei giorni lì!»

Perché non è riuscita? PERCHÉ?

È stata boicottata da femmine spaventate che avessimo potuto smettere di mangiare la patata o cominciare ad usare la cosa come merce di scambio?

Non credo.

Le femmine sono animali intelligenti e sanno bene che non siamo in grado di usare il sesso come arma di ricatto, noi.

Forse è naufragata perché, a parte la maliziosità, l’appeal emotivo, la bucchinità, le iperboli e le sineddoche, si sarebbe trattato semplicemente di una, magari buonissima, sour ale e nulla di più?

Potrebbe essere, ma su un’altro pianeta, che su questo gli iPhone ancora si vendono da soli e c’è chi comprerebbe anche sassi, se avessero il logo giusto.

Che non sia perché è un argomento che urta il nostro bipolare pudore e l’ipocrita senso del decoro?

Forse si, in fondo si sfumano i capezzoli – se femminili! – sulle foto, nei porno giapponesi si pixellano i glandi e Daria Bignardi impone un severo e sobrio dress code alle conduttrici del TG3.

Tutto nello stesso universo in cui c’è Pomeriggio 5 e sul pianeta in cui, se faccio un giro per strada in questo periodo dell’anno, vengo stordito dall’ipnotico ondeggiare di natiche rubate alla pornografia. Dopo quei pochi minuti di assenza, dovuti al vorticoso travaso di sangue nel cazzo, con la coscienza ancora  frastornata ed un forte mal di testa, non posso fare a meno di chiedermi se niquab e burka non possano essere ottimi strumenti per la prevenzione delle ischemie.

Comunque non può essere nemmeno questo, che non ci sono capezzoli, cazzi o culi sull’etichetta.

Russian women protest against Wear a Hijab Day

Intanto in Russia…

La verità è che non ne ho la minima idea.

So solo che tutto quello che avevo fantasticato si perderà come lager in una golden shower.

Non potrò entrare nel bar di fiducia e dire:

«Dammi una grande rossa, Salvato’!»

«Prova la Kristen Stewart, è in offerta!»

*** Due euro e un sorso dopo… ***

«Comm’è?»

«Non tanto mi è piaciuta: piatta, priva di emozioni e monotematica. Per carità, corpo leggero e beverina, ma allappa in bocca ed è assai cretina. ‘Na botta c’ha ress, ma poi ognuno per la sua provinciale. Sient’, dammi una bella Nicole Kidman, così mi rifaccio la bocca.»

Non potrò nemmeno avvicinarmi indossando il migliore dei miei sorrisi alla bella banconista del pub – quella con top nero e capelli raccolti – per chiederle romanticamente:

«Una fessa alla spina, grande.»

 

 

Capace in cucina, passabile in corridoio, imbattibile sul divano.
Accompagnatore indefesso, paziente ascoltatore, oratore discreto e supereroe nella norma.
L’autoironia mi ha reso tripolare ed ora non distinguo più la realtà dalla realtà dalla realtà.
̶A̶h̶,̶ ̶h̶o̶ ̶i̶ ̶c̶a̶p̶e̶l̶l̶i̶ ̶c̶h̶e̶ ̶p̶i̶a̶c̶c̶i̶o̶n̶o̶.
Faccio il disadattato part-time, ma nel tempo libero mi dedico al volontariato e cerco di aiutare la mia depressione.
Standard