Esizialesimo, Umani Casi

DIECI ragioni per le quali “pensiamo” in bagno.


Tempo di lettura: 8 minuti

Il corpo umano è una macchina meravigliosa ed affascinante,

bella da guardare, interessante da kanoscere e soddisfacente da paccheriare.

Sull’argomento ci ha fatto una serie di documentari Piero Angela nel 1990, prima dell’avvento del web,

l’ho letto su wikipedia.

Anche gli altri organismi viventi non sono da meno, alla fine è solo una questione di preferenze sessuali e chi sono io per giudicare l’amore?

L’importante è assicurarsi che l’oloturia che avete cercato di sedurre fosse consenziente o che per lo meno non vi abbiano visto e non ci fossero telecamere di videosorveglianza.

Tutto questo vale fino a che lo si studia sui libri.
Nell’istante in cui si chiude il Netter e dalle illustrazioni si passa a guardare davvero dentro i corpi, ci si rende conto che esiste anche il brutto, l’orrido e lo schifo.

Non in senso letterale, sguarrando orifizi e sfinteri per zoomarci con la telecamera e guardare meglio, come si farebbe dallo spioncino di una serratura dopo averci sparato una fucilata (cioè anche, c’è a chi piace, chi sono io per giudicare tali pratiche?), ma in senso figurato, immergendosi a fare snorkeling in quella palude stagnante che è la mente umana, capace di tradurre gli incubi in realtà, compiendo atti scellerati.

Il bagno è forse il luogo dove trascorriamo più tempo dopo il nostro letto. È anche il primo luogo dove ci rechiamo appena svegli, nel quale, per pochi istanti, continuiamo a vivere in bilico tra l’onirico eco dei sogni e degli incubi che stavamo facendo e la cruda realtà, che comincia a dare forma ai primi pensieri e alle prime riflessioni della giornata (se si escludono le bestemmie proferite al suono della sveglia).

È proprio per questo che, mentre ivi stiamo facendo quello che dobbiamo fare, cerchiamo di distrarci e mantenerci impegnati in vari modi:

Giocando con lo smartphone, scaccolandoci, leggiucchiando libri, fumetti, giornali, riviste, completando cruciverba o analizzando l’etichetta del nostro balsamo all’hennè e all’olio di nocciola.

In bagno l’orrore ci circonda in maniera più asfissiante e i pensieri ci assaltano con più vigore, quando siamo più vulnerabili, mentre noi cerchiamo di occupare la mente per sfuggire loro, fosse anche solo che per poche ore.

Ma questa non è una digressione sul valore intimistico ed antropologico della defecazione, state tranquilli.

È che ogni volta che mi sveglio e vado a drenare la mia vescica del suo contenuto color vogel 2, osservando il water, mi si ripropongono spesso gli stessi due interrogativi sull’anatomia e sul comportamento umano delle persone con cui vivo, senza che riesca a darvi risposte soddisfacenti.

Non mi riferisco ai quotidiani incidenti domestici, come delle banali gocce di urina sulla tavoletta del water, quelle non mi preoccupano, che tanto io c’ho il cazzo.

Sia chiaro, non è che mi piacciano, potrebbero anche pulirle quegli stronzi, ma se ci pensate, a meno che non viviate nel bagno di piazza Garibaldi (e a quel punto avreste ben altri problemi) o che un vostro coinquilino abbia un’infezione urinaria così violenta da fargli perdere essudati, sangue e pezzi di sé mentre si trascina a passo da zombie (e a quel punto avreste ben altri problemi), non è che siano particolarmente rischiose per la salute.

L’urina non è un mezzo ideale per la vita e la proliferazione batterica. Non dico che non sia possibile, ma pensate a tutto quello che avete intorno a voi…

Miceti, protisti e batteri in ogni dove, che escono dalle abitano sulle fottute pareti!

Queste sono Emiliania huxleyi, un coccolithoporo che vive nell'oceano e non nel tuo bagno. Ma non è detto...

Queste sono Emiliania huxleyi, una specie di coccolitoforo che vive negli oceani, non nel tuo bagno. Ma non è detto, se ti impegni e crei un ambiente salmastro nel bidet, forse puoi sperare…

Dalle fughe tra le piastrelle, al piatto dello doccia, passando per la rubinetteria. Sulle asciugamano con le quali vi nettate la faccia, sugli spazzolini che vi infilate in bocca, sulla carta igienica che toccate spasmodicamente con le vostre operose dita umidicce o nutellose.

Ogni volta che, dopo aver fatto quello che dovete fare, tirate lo scarico, create un micro anticiclone delle Azzorre che nebulizza e diffonde milioni di batteri fecali ed altre amenità nell’ambiente circostante.

  • È per questo che si consiglia di farlo con il coperchio del cesso abbassato.
  • È per questo che i dentisti consigliano di avere sempre il cappuccio sulla spazzolino, tenerlo lontano dal water e cambiarlo con una certa frequenza.
  • È per questo che gli ottici consigliano di non lasciare MAI le lenti a contatto in bagno e meno che mai i porta lentine aperti, sulla mensola del lavandino.

Eppure sono errori che continuiamo a commettere.

OH SI! Continua a leggermi, non ti fermare!

Capace in cucina, passabile in corridoio, imbattibile sul divano.
Accompagnatore indefesso, paziente ascoltatore, oratore discreto e supereroe nella norma.
L’autoironia mi ha reso tripolare ed ora non distinguo più la realtà dalla realtà dalla realtà.
̶A̶h̶,̶ ̶h̶o̶ ̶i̶ ̶c̶a̶p̶e̶l̶l̶i̶ ̶c̶h̶e̶ ̶p̶i̶a̶c̶c̶i̶o̶n̶o̶.
Faccio il disadattato part-time, ma nel tempo libero mi dedico al volontariato e cerco di aiutare la mia depressione.
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Esizialesimo, Vedo Cose - Mi faccio di Gente

Welcome.


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Anni fa, tornando da una di quelle serate esiziali in cui non avevo bevuto abbastanza birra per potermi spegnere nel letto, ma comunque troppa da permettermi il lusso di lasciare il cervello acceso e libero di soffermarsi sempre sulle solite fratture, cercai distrazione e rimbambimento nel tubo catodico.

Non lo faccio spesso, ma guardare la tv di notte, in stati vagamente alterati di coscienza, è un gesto di cui ho mantenuto viva la tradizione con una certa costanza.

Di giorno servirebbero gli antidolorifici.

Fosse stato ancora il 2000, prima del digitale terrestre, mi sarei probabilmente fermato su un canale regionale (“Tele Akery”, già “Tele Acerra”, sempre nel cuore!), avrei trovato Maya Gold, direttamente dalle scuderie del Diva Futura Channel del compianto Schicchi, e la mia nottata sarebbe finita con un rinfrescante bidet col chilly mentolato.

(A dirla tutta, era più la trasgressione di guardare un live show per adulti che altro, perché a parte qualche capezzolo, fondo schiena e sguardi ammiccanti, non c’era niente che oggi non si trovi in tutte le fasce orarie, pure al supermercato. Per fortuna.)

maya gold

Ho cercato una foto di Maya Gold su google immagini e, quando il mio occhio lì in mezzo ci ha visto pure Madre Teresa, sono caduto in un buco nero urlando: «Ma Perchééé???»

Invece trovai un film.

Ne ho visti parecchi in situazioni del genere, sia classici che pellicole meno conosciute. Ogni volta mi sono chiesto che li comprino a fare i diritti se devono trasmetterli alle tre di notte, mentre durante il giorno son tutte vite in diretta, genti che cucinano e carlocontame vario, tra quiz, spettacoli, concerti e cuolli di cazzo per la beneficenza al 4888.

Solo per citare qualche felice scoperta:

  • The Jacket, thriller psicologico con una Keira Knightley non ancora secca come a ‘na ietteca.
  • Waking Life, un trip assurdo in rotoscope. Eccone un pezzo:

     

  • Il velo dipinto, film drammatico sul rapporto di coppia, incorniciato in una Shangai anni venti straziata dal colera, con Naomi Watts ed Edward Norton.
  • Gridlock’d, commedia drammatica, con Tim Roth e la buonanima di Tupac, che tocca ironicamente temi pesanti (tossicodipendenza, razzismo, aids, burocrazia e incongruenze del sistema sanitario statunitense).
  • L’adattamento per tv di Cuore di Tenebra di Conrad, con Tim Roth e John Malkovich. Deludente in verità, ma Malkovich come Kurtz merita:
    «Ti avverto, se continuerai a guardare il mondo attraverso le opinioni degli altri, tutto quello che troverai dentro di te saranno solo le opinioni degli altri. Pensa con le tue viscere oltre che con il tuo cervello.»
  • Snack Bar Budapest, stranissimo dramma noir di Tinto Brass, con Giancarlo Giannini, Carlo Monni e un giovane Giorgio Tirabassi, nel ruolo di “Er Papera”.

* * *

Il film che beccai quella volta fu Welcome.

Continua la lettura…

Capace in cucina, passabile in corridoio, imbattibile sul divano.
Accompagnatore indefesso, paziente ascoltatore, oratore discreto e supereroe nella norma.
L’autoironia mi ha reso tripolare ed ora non distinguo più la realtà dalla realtà dalla realtà.
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Deontologia della barbarie, Esizialesimo

Matrimonio di Selfie con Cani, Porci e noci pecan.


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♥♥♥ L’altra sera sentivamo un miagolio provenire da dietro ai cassonetti, abbiamo cercato di ignorarlo, ma poi è uscito all’improvviso, tutto trotterellante, un batuffolino di pelo grigio che ci è corso incontro.

Era una zoccola.
Ci ha guardato, ha sputato ‘nterra e ha detto “Vagliù, jatevenn’ a casa, è tardi.”

Noi abbiamo urlato in coro come Paola e Chiara ai tempi d’oro “Gatttttinooooooooo!” e non ce la siamo sentita di lasciarlo lì, con il pericolo che finisse investito da un’auto, così l’abbiamo portato a casa. Subito un tipo ha approfittato del nostro momento di tenerezza e mentre eravamo ancora intossicati da ossitocina e pensieri melensi, ad accarezzare il gattino – che si è dimostrato un po’ mordace e veramente scustumato –  ci ha chiesto se poteva scrivere un pezzo qui sul blog e gli abbiamo detto di si.
Però è l’ultima volta eh, che mamma si incazza se gli portiamo altri gattini a casa! ♥♥♥


L’altro ieri,

il mio cane – che per motivi di privacy e PETA chiamerò Priscilla – mi ha chiesto di fargli un selfie.

«Priscilla, si chiama selfie perché dovresti fartelo da sola.»

«Ma io non ho il pollice opponibile!»

«It’s evolution, baby!»

«Allora fattelo con me, daiii, per favoreee!»  combo di occhioni dolci

«Vaffanculo, Priscì, vaffanculo!»

Priscilla comunque è una gran burlona, eccola allo scorso Halloween

Priscilla comunque è una gran burlona, eccola lo scorso Halloween.

Così ci siamo fatti un selfie, come due fidanzatini che si sono appena odorati il culo; che, se ci pensate bene, detto in relazione a un padrone col suo cane, fa abbastanza ridere.

No? Non state ridendo? Cazzo me ne frega, il blog mica è mio.

Ho fatto vedere la foto a tutti, a tutti ho detto che non ho resistito ai suoi occhi dolci, tutti, poi, stavano facendo partire una denuncia per molestie sessuali su un animale.

«Ma non è un animale, mi parla, ragioniamo. Crede che con la fine degli accordi di Bretton Woods del 1973 sia iniziata la crisi perché non ci sono stati più nessi con le riserve auree dei paesi.»

Tutti hanno cambiato numero e hanno chiamato il 118.

Detto questo credo che dovrei mettere la testa a posto e trovarmi una ragazza, invece di fare selfie col mio cane.

Lo penso da molto.

Non vorrai fermarti qui tesoro! Dai! Continua a leggerci!

Due con la forza di uno.
Uno con la forza di niente.
Tre palle e due mezze seghe dovrebbero bastare per ottenere una granda pugnetta, forse.
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Esizialesimo

DUE D̶e̶p̶r̶e̶s̶s̶i̶o̶n̶i Digressioni Parallele.


Tempo di lettura: 6 minuti

Questa storia può avere molteplici chiavi di lettura.

Essendo limitato il tempo a disposizione di ogni essere vivente, nella propria ed individuale manifestazione del tutto, ed essendo tendente a zero pure la soglia d’attenzione di voi cumpagnielli miei che mi leggete dovreste leggermi,  ne prenderemo in considerazione solamente due.

too_long_didnt_read

Troppo lungo, non lo leggo.

L’evento è di per sé banale: una toccata di capelli al supermercato, mentre mi accingevo ad accattare le mele annurche.

La contestualizzazione che ci offre il nostro microcosmo emotivo però,  può ribaltare le sorti della percezione e darci interpretazioni differenti (e svariate sfumature gradazioni di malepanz).

-> QUESTO <- è l’accompagnamento musicale, nel caso aveste bisogno di più ansia.

L’articolo è di 1300 battute, il brano dura 20 minuti, quindi se riuscite a leggere almeno 65 lettere al minuto, vi basterà per finirlo tutto, però se vi piace il noise/dark jazz/ambient,  è un bel pezzo anche da solo.

Universo Emotivo 2DI-P1K²e

Napoli, fiNe Novembre, il clima Natalizio, straNameNte, aNcora Nicchia e NoN ha aNcora imperversato in ogNi aNgolo o Negozio, forse per la Negativa coNgiuNzione ecoNomica.
(18 “N”, come un esame arrubbato, riuscireste a far meglio in soli due minuti, scrivendo di pugno?)

Ho aperto gli occhi alle 18:47.
Avevo passato la nottata precedente sotto esame di coscienza e giunta la mattina, non ero più in grado di addormentarmi, così, ad un passo dalle lacrime per il nervosismo, avevo tentato di distrarmi immergendomi in una ricerca culinaria, finendo per fare le nove del mattino.

C’è di buono che ho imparato cosa sono e come si cucinano delle pietanze ungheresi.

Goulash, pörkölt, paprikás e tokány: tutti stufati di vari tipi di carne, che partono dalla stessa base ma diventano quattro piatti differenti.

La sacra triade, da sinistra: Tokàny, pörkölt e paprikás.

La sacra triade, da sinistra: Tokàny, Porkolt e Paprikas

Alla fine avevo perso i sensi e mi ero addormentato, con una fame da lupo d’inverno.

OH SI! Continua a leggermi, non ti fermare!

Capace in cucina, passabile in corridoio, imbattibile sul divano.
Accompagnatore indefesso, paziente ascoltatore, oratore discreto e supereroe nella norma.
L’autoironia mi ha reso tripolare ed ora non distinguo più la realtà dalla realtà dalla realtà.
̶A̶h̶,̶ ̶h̶o̶ ̶i̶ ̶c̶a̶p̶e̶l̶l̶i̶ ̶c̶h̶e̶ ̶p̶i̶a̶c̶c̶i̶o̶n̶o̶.
Faccio il disadattato part-time, ma nel tempo libero mi dedico al volontariato e cerco di aiutare la mia depressione.
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Esizialesimo

Konichiwa


Tempo di lettura: 5 minuti

Sapori industriali per malesseri umani.

Sapori industriali per malesseri umani.

Il tanfo di ammoniaca del pavimento appena lavato mi ricordava l’odore di piscio di certi vicoli d’estate, la puzza di sigarette gli anni ’90, quando in quei posti ci si poteva ancora fumare.

Questo bar è rimasto uguale. Uno specchio della Peroni, di quelli da boom economico, sorge e si impone alle spalle del barista, confondendo la prospettiva e la profondità quel tanto che basta a scongiurarmi un attacco d’ansia:

di solito questi buchi, affollati di vecchi che fumano e giocano a tressette, distogliendo l’attenzione unicamente per palpare il culo alle cameriere moldave, hanno questo spiacevole effetto collaterale su di me…sarà l’assenza di spazio, l’assenza di ossigeno, l’assenza di speranza.

Vengo qui perché in fondo torturarmi mi piace, di domenica: coltivare la propria angoscia come una delicata orchidea, innaffiarla di pessima birra, accudirla al sole dell’assenza di prospettive.

Senza velleità artistiche, dio o chi per lui ce ne scampi. Puro masochismo, pestato a morte dalla noia, incapace di reagire. Tutto si modella al vuoto della propria anima. Ho chiamato Rigurgito e gli ho chiesto di vederci qui. Nella gola muchi acri e catramosi. Nello stomaco puro fuoco. Cherosene. Un callo purulento sul polso. Lei se n’è andata, o meglio, alla fine, ha trovato il coraggio di ammettere che, per quel che le riguardava, era tutto finito.

Guardo il barista, mi stappa una Peroni senza nemmeno chiedere. Significa che vengo qui troppo spesso. Primo sorso e conseguenti brividi lungo la schiena. Mi guardo intorno. Incrocio lo sguardo con la moldava, mi sorride. E’ nuova. Chissà l’altra dov’è finita. Sollevo il bicchiere per brindare alla sua salute, con una smorfia che potrebbe rappresentare alla buona un sorriso. Non le piace. Distoglie lo sguardo. Abbasso gli occhi e sghignazzo.

Lei mi ha lasciato perché aveva bisogno di spazio. Spero ne trovi a sufficienza.

Qui dentro non ce n’è.

Guardo fuori dalla finestra, il buio del deserto domenicale.

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“Uscir nella brughiera la mattina dove non si vede a un passo, e jastemare la maronna”.

Un solo lampione, tre metri d’asfalto e subito dopo aperta campagna che si perde nell’oscurità.

Tanto spazio, peccato non si veda cosa ci sia dentro.

Un po’ come dentro di me, penso.

E penso anche che, se avessi quindici anni, questa cazzata me la scriverei sul diario, o sul mio blog di splinder e, probabilmente, mi farebbe vedere più fica fessa di un bidet.

Un colpo di tosse che vorrebbe essere una risata.

Stronzate.

OH SI! Continua a leggermi, non ti fermare!

Nell’affresco sono una delle figure di sfondo.
Talvolta scrivo stronzate. Le altre volte non scrivo affatto.
Nel tempo libero faccio la napoletana a coppe nei tornei di tressette.
ll resto del tempo sono un Dostoevskij turbosexy dai capezzoli roventi.
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